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Né cavi né uomini in banchina: così in Cina si ormeggia in 30 secondi una nave da 366 metri (VIDEO)

Al terminal container automatizzato di Qingdao entra in servizio il primo sistema cinese di ormeggio automatico a vuoto. L’operazione avviene senza cime e senza personale in banchina

di GIUSEPPE ORRÚ
3 Gennaio 2026
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Ormeggio automatico nave portacontaainer (1)

Ormeggiare una portacontainer lunga 366 metri in 30 secondi (contro gli oltre 20 minuti che servirebbero solitamente), senza cime e uomini in banchina, alle prese con cavi in tensione e pesi da recuperare. In Cina tutto questo ora è realtà.

Il porto di Qingdao ha aperto il 2026 con un primato rilevante sul fronte dell’automazione portuale. Dal 1 gennaio è operativo, al Qingdao Automated Container Terminal del gruppo Shandong Port, il primo sistema di ormeggio automatico a vuoto mai utilizzato in Cina. La prima prova in esercizio è avvenuta con la portacontainer Msc Saudi Arabia, lunga 366 metri, che ha completato l’accosto e l’ormeggio senza l’impiego di cime e senza personale sul fronte banchina.

Durante l’operazione la nave si è avvicinata alla banchina come in una normale manovra di accosto, ma una volta in posizione il sistema ha riconosciuto automaticamente lo scafo, ne ha verificato l’allineamento e ha attivato le unità di presa a vuoto. In meno di 30 secondi l’ormeggio è stato completato secondo uanto riferisce la stampa locale cinese. In condizioni tradizionali, la stessa fase richiederebbe in genere tra i 20 e i 30 minuti, considerando la gestione delle cime e le verifiche di sicurezza.

L’impianto installato lungo la banchina è composto da tredici unità di ormeggio che, quando lavorano in modo coordinato, sviluppano una forza di tenuta complessiva fino a 2.600 kN. Il sistema è stato progettato per operare con navi portacontainer superiori ai 200 metri di lunghezza e per gestire senza limitazioni anche le unità di maggiore stazza oggi impiegate sulle rotte intercontinentali.

L’ormeggio automatico si basa su una piattaforma di controllo a tre livelli che integra un centro di supervisione remoto, terminali mobili per il monitoraggio operativo e unità locali installate direttamente in banchina. Il cuore del sistema è costituito da una logica di controllo che combina più sensori e algoritmi di decisione, mettendo insieme l’azionamento idraulico delle unità, la generazione del vuoto, il tracciamento continuo dei movimenti della nave e il monitoraggio in tempo reale delle condizioni ambientali, come vento, moto ondoso e corrente. Tutti questi parametri vengono elaborati per mantenere la nave stabilmente accostata, compensando micro-movimenti e variazioni delle forze esterne.

L’impatto più immediato riguarda la sicurezza. L’eliminazione delle cime e delle operazioni manuali in banchina riduce drasticamente l’esposizione del personale a una delle fasi più critiche dell’operatività portuale, quella dell’ormeggio e del disormeggio. Non avere operatori nella zona di rischio lungo il fronte banchina rappresenta un cambiamento strutturale nel modo di gestire l’arrivo e la partenza delle navi.

Sul piano operativo, i benefici si riflettono direttamente sui tempi di scalo. Secondo le stime del porto di Qingdao, l’adozione del sistema consente di risparmiare oltre 200 ore di tempo di accosto all’anno per ciascuna banchina attrezzata. Questo margine operativo equivale alla possibilità di gestire più di dieci toccate nave aggiuntive all’anno per singolo accosto, con effetti positivi sulla produttività del terminal e sulla regolarità delle rotazioni delle linee.

L’avvio del vacuum auto-mooring a Qingdao conferma come l’automazione portuale stia superando i confini tradizionali delle attrezzature di movimentazione e dei sistemi di piazzale, estendendosi a un processo chiave come l’ormeggio. Con i terminal container puntano a operazioni sempre più integrate e affidabili, la gestione automatica del fronte banchina diventa un elemento centrale per migliorare sicurezza, efficienza e sostenibilità complessiva delle operazioni.

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