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Sono 26 le portacontainer che hanno attraversato il canale di Suez la scorsa settimana

Secondo Richards (Msi) un ritorno a pieno ritmo dell’operatività riverserebbe sul trasporto container capacità per 1,75 milioni di Teu, pari al 5-6% di quella globale

di Redazione SHIPPING ITALY
14 Gennaio 2026
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Cma Cgm Osiris a Suez

Nella settimana che si è chiusa lo scorso 11 gennaio sono state 26 le portacontainer che hanno percorso il canale di Suez (13 in direzione nord e altrettante verso sud), contro le 175 in transito per la rotta via il Capo di Buona Speranza (93 quelle dirette in Asia e 82 quelle in ‘senso contrario’).

Lo rileva Drewry, evidenziando che si tratta del dato più alto toccato nelle ultime settimane (in quella terminata il 7 dicembre erano state 31). In particolare rispetto ai sette giorni precedenti si tratta di un netto miglioramento, dato che – probabilmente per via della tradizionale pausa natalizia – i transiti complessivi via Suez erano stati solo 10 (quelli per Buona Speranza erano stati 72).

Troppo poco per intravedere una tendenza netta, ma comunque un segnale positivo considerando anche nell’ultima settimana Cma Cgm e Msc hanno inviato lungo il canale cinque portacontainer dalla capacità superiore agli 8mila Teu, contro le 2 unità di quella precedente. Da evidenziare inoltre che Maersk, con la sua Maersk Denver (6.200 Teu) tra l’11 e il 12 gennaio ha completato il suo secondo transito lungo la via d’acqua dall’inizio degli attacchi, dopo il passaggio della Maersk Sebarok a dicembre, mentre Cma Cgm, che nello stesso mese lo aveva percorso con la Jacques Saade da 23.000 Teu, ha annunciato che la rotta via Suez da gennaio sarà utilizzata dalle sue navi impiegate sul servizio Indamex. Prima dell’avvio della crisi dovuta agli attacchi degli Houthi alle navi i transiti settimanali sul canale erano in media 55 verso nord e 25 verso sud.

Oltre che per ragioni di sicurezza, il possibile ritorno delle navi portacontainer al passaggio a regime per Suez e il Mar Rosso è osservato speciale degli operatori del settore poiché costituisce – come riassunto da Philip Damas, managing director di Drewry – “uno dei principali fattori che nel 2026 influenzeranno capacità, i noli, i tempi di transito e i consumi di carburante”.

Sulla evoluzione della situazione permane però una significativa incertezza. Sul tema si è espresso in questi giorni anche Daniel Richards, analista di Maritime Strategies International, che a Seatrade Maritime ha detto di ritenere che un aumento più consistente dei transiti via Suez si vedrà a partire dal secondo trimestre, ma anche che naturalmente questa resta una “dinamica molto incerta e facilmente soggetta a inversioni”. Secondo le analisi di Msi, nel 2025 la capacità della flotta portacontainer globale è cresciuta nel 2025 del 7%, a fronte di un aumento della domanda del 5%. Questa è attesa in calo nel corso del 2026, con un previsto +2%, mentre l’aumento della stiva si attenuerà, attestandosi al +3,5% annuo.

Tendenze che lette insieme secondo Richards dovrebbero generare nel 2026 “un ulteriore deterioramento dell’equilibrio domanda-offerta” ma “non necessariamente a uno scenario catastrofico”. E’ su questo sfondo che andrebbe a inserirsi l’eventuale ritorno a pieno ritmo ai transiti per Suez. Secondo Richards, la stiva ‘liberata’ dall’abbandono delle rotte via il Capo di Buona Speranza sarebbe di circa 1,75 milioni di Teu, pari al 5-6% della flotta container globale, un valore inferiore al 10% stimato da altri analisti ma comunque difficile da assorbire in un mercato in cui l’equilibrio domanda-offerta è già debole. Parallelamente secondo Msi gli ordini per nuove costruzioni, rimasti a sorpresa sostenuti anche nel 2025, dovrebbero rallentare, continuando a rimanere alti solo per le unità di piccole dimensioni.

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