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Ottolenghi: “Se Silomar può fare chimici e petroliferi, perché Superba no?”

Lettera del presidente di Gruppo Pir dopo il parere di Adsp Genova: “Demonizzazione insensata e interessata, alla città gioverebbe un moderno terminal chimico”

di Redazione SHIPPING ITALY
12 Marzo 2026
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Ottolenghi Guido (Pir) NC 0130

A valle del recente articolo di SHIPPING ITALY sul parere espresso dall’Autorità di sistema portuale di Genova in merito alla conformità al Piano regolatore portuale dell’attività svolta dal terminalista Silomar, riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera di Guido Ottolenghi, presidente di Superba Srl (Gruppo Pir)

 

Gentile Direttore,

prendo spunto dalla notizia di un recente pronunciamento dell’Autorità Portuale di Genova sulla regolarità delle attività di stoccaggio di prodotti chimici e petroliferi da parte di Silomar a Sampierdarena a seguito di un quesito di Superba. La cosa appare come una delle (tante) sconfitte di Superba nel suo tentativo ormai quarantennale di delocalizzare le proprie attività da un’area oggi densamente abitata, Multedo.

Ci terrei a cogliere questa occasione per rappresentare il nostro punto di vista su questa complessa vicenda che ci ha visti investire in Superba nel 1990, invitati dalle istituzioni genovesi proprio per delocalizzare il deposito, per poi rimanere ingannati e imprigionati in una dinamica che da decenni riesce sempre a bloccare ogni progetto.

Partiamo dalla lettera su Silomar: Superba convive con Silomar e con altri concorrenti da lunghissimo tempo, e non ha mai messo in discussione la legittimità di Silomar ad operare. Tuttavia, Silomar e altri, nei loro vittoriosi ricorsi al Tar contro il trasferimento di Superba hanno sostenuto tra l’altro che per gestire prodotti petroliferi bisogna avere serbatoi interrati, che non si possono fare prodotti petroliferi in aree con destinazione C5 e che ogni minima variazione relativa a queste attività non si può autorizzare con un procedimento ordinario denominato Atf (Adeguamento tecnico funzionale), ma addirittura che occorrerebbe una modifica al Piano Regolatore.

Il quesito di Superba era dunque se queste rigide regole in cui il Tar ha creduto si applicano ugualmente per tutti o no. L’Autorità in effetti risponde che queste regole proprio non sono valide, e che Silomar (che opera in area con destinazione C5, fa prodotti petroliferi e chimici e li muta nel tempo) non deve fare serbatoi interrati, o cambiare il Piano Regolatore per operare. Questo per noi sarebbe quasi una vittoria: se lo possono fare loro, magari, forse, lo potremo fare anche noi.

Ma sappiamo che non è così: da quarant’anni vediamo sostanzialmente gli stessi attori bloccare con successo ogni ipotesi di delocalizzazione. Una alleanza di interessi economici radicati a Genova, comitati cittadini terrorizzati ad arte o mobilitati con cinismo, e una pletora di sedicenti esperti che brandiscono senza scrupoli una normativa assai complessa e facile da manipolare hanno sempre avuto la meglio su buoni progetti e sul buon senso.

A nulla vale che la normativa sia sì complessa, ma sostenuta da una prassi consolidata in tutta Europa, e con molti esempi nella stessa Liguria (tra cui Silomar), che il nostro settore sia quello a più bassa incidentalità in tutta la portualità, che sia quello che paga gli stipendi più alti, le tasse portuali più ricche, che fa meno puzza, polvere o rumore di ogni altra attività portuale. Genova è l’unico grande porto europeo senza una adeguata e moderna offerta per la movimentazione di prodotti chimici, di cui pure tutti facciamo uso quotidiano, e mi pare che al netto della demonizzazione insensata e interessata che la nostra attività subisce a Sampierdarena, la città avrebbe molto giovamento da un moderno terminal chimico.

Presto giungerà la decisione del Consiglio di Stato sui ricorsi di Silomar e altri, che determinerà la prosecuzione della delocalizzazione a Ponte Somalia o l’azzeramento del lavoro fatto. Dopo quarant’anni di schiaffoni, pur essendo convinti della forza delle ragioni di Superba, non sappiamo più cosa aspettarci. L’unica cosa che ci resta è la speranza, nella convinzione di avere proposto un progetto di altissimo livello: se mai vedrà la luce esso potrà portare lavoro di qualità alla città che come noi si definisce Superba.

Guido Ottolenghi,

Presidente Superba Srl (Gruppo Pir)

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