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Hormuz sotto colpi incrociati, passa una nave ‘militare’ di Maersk

Le compagnie avrebbero mostrato “entusiasmo” verso Project Freedom, ha dichiarato il comandante dello Us Central Command Brad Cooper

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
5 Maggio 2026
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Alliance Fairfax Vessel Finder

Nuovi attacchi di Iran e Usa nello stretto di Hormuz stanno facendo vacillare il fragile cessate il fuoco tra le parti in vigore da quattro settimane.

Al centro del contendere, e teatro degli scontri, è ancora lo stretto passaggio tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, nel quale da ieri è in corso il Project Freedom, inizialmente presentato dal presidente Usa Trump come una sorta di supporto informativo e tecnico alle navi che volessero lasciare lo Stretto. Supporto – aveva poi precisato lo Us Central Command – nell’ambito di una operazione “puramente difensiva”, ma comunque garantito dal sostegno militare dello stesso CentCom basato sulla presenza di “cacciatorpedinieri lanciamissili, 100 velivoli basati in terra e in mare, piattaforme senza pilota multi-dominio e 15.000 militari”.

Nel concreto il primo giorno di operazioni, secondo il bilancio delle forze militari Usa, ha visto l’ingresso nello Stretto di due navi militari Usa e quindi la fuoriuscita dalla via d’acqua di due unità mercantili battenti la bandiera a stelle e strisce. Tra queste la Alliance Fairfax, Pctc (pure car truck carrier) parte della flotta di Farrell Lines, compagnia ro-ro statunitense dal 2007 controllata da Maersk Line Limited, “al servizio dei combattenti dal 1925”, secondo quanto riporta il suo sito web.
In particolare la nave, insieme alle colleghe Alliance Forfolk e Alliance St.Louis, risulta nell’elenco (aggiornato al 2024) delle unità che compongono la flotta del cosiddetto Maritime Security Programme, programma governativo Usa gestito dalla Maritime Administration del Dipartimento dei Trasporti volto a garantire la disponibilità di una flotta mercantile in grado di supportare la logistica via mare in caso di guerra o emergenza nazionale.

La Alliance Fairfax, ha affermato Maersk a Reuters, ha lasciato l’area sotto la scorta delle forze armate statunitensi. Non è noto quale sarebbe l’altra nave uscita da Hormuz. In ogni caso, l’Iran ha negato che il passaggio delle due navi abbia avuto luogo, così come ha smentito che gli Usa nel permetterne il transito abbiano distrutto sei barchini del paese; un comandante iraniano ha di contro affermato che le forze Usa hanno colpito due piccole imbarcazioni commerciali uccidendo cinque civili. Le forze iraniane nella giornata di ieri avevano anche dichiarato di avere indirizzato dei missili verso una nave da guerra Usa che stava raggiungendo lo Stretto, costringendola alla marcia indietro.

Nel confuso e incerto bilancio di ieri sarebbero da annoverare anche, sul fronte marittimo, una esplosione occorsa alla general cargo Hmm Namu, di origine non chiarita secondo il governo sudcoreano, nonché altri due incidenti segnalati dall’Ukmto a due unità al largo della costa degli Emirati, mentre la compagni emiratina Adnoc ha riportato che una sua nave cisterna, vuota, sarebbe stata colpita da droni iraniani.

Quanto alle prossime ore, possibile che altre navi tenteranno il transito sotto ‘protezione’ statunitense. In una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio, il comandante dell’Us Central Command Brad Cooper ha detto di avere contattato nelle precedenti 12 ore “decine di navi e compagnie di navigazione per incoraggiare il traffico attraverso lo Stretto, in linea con l’intento del Presidente”, le quali avrebbero accolto la notizia “con entusiasmo”. “Stiamo già iniziando a vedere movimento” ha quindi aggiunto.

Sul tema dei transiti, sotto scorta o meno, nello Stretto di Hormuz va segnalata l’intervista rilasciata ieri da Emanuele Grimaldi a Repubblica nelle vesti duplici di armatore della Grande Torino, rimasta alla fonda di fronte ad Abu Dhabi, e di presidente della Ics (International Chamber of Shipping). Pur ritenendo il blocco iraniano (che alla compagnia costa “centomila euro al giorno”) illegale, il presidente degli armatori ha definito il tentativo di passare lo stretto, anche sotto l’ombrello Usa, una “azione temeraria, che mette a rischio le vite umane” descrivendo la fase attuale come quella “della pazienza e dell’attesa” e invocando l’applicazione del diritto internazionale.

Un messaggio simile a quello che era stato pronunciato dal segretario generale dell’Imo Arsenio Dominguez all’indomani di un passaggio ‘in massa’ di navi da Hormuz, tra cui quello di quattro unità di Msc. In quella occasione Dominguez aveva definito “inaccettabili” attacchi e sequestri di navi, aggiungendo però: “non riesco a comprendere perché le compagnie dovrebbero assumersi rischi e mettere in pericolo la vita dei marittimi”, e indicato come unica via possibile per uscire dalla trappola di Hormuz “la de-escalation, azioni concrete e il ripristino della libertà di navigazione”.

F.M.

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