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I noli delle petroliere Vlcc dal Golfo Persico schizzano a 469mila dollari giornalieri

Anche per il restante naviglio dedicato al trasporto marittimo di petrolio in giro per il mondo i ritorni sono raddoppiati

di Redazione SHIPPING ITALY
25 Giugno 2026
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Vlcc

La riapertura (quantomeno parziale) dello Stretto di Hormuz coincide con una ripresa (sostenuta soprattutto dal punto di vista dei ritorni finanziari) del traffico marittimo di petrolio dal Golfo Persico con navi cisterna.

I primi contratti di noleggio per carichi provenienti dal Golfo Persico da parte di armatori di petroliere Vlcc disposti a rischiare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare alle stelle i noli. Secondo quanto riportato da Tankers International la petroliera Delos, costruita nel 2019 da Embircos, risulta sia stata noleggiata a Mercuria con un contratto a viaggio da 469.000 dollari giornalieri per coprire la tratta che collega il Golfo alla Cina.

Si tratta del secondo noleggio di una Vlcc proveniente dal Golfo, con la Nissos Kea di Kyklades Maritime noleggiata a Vitol per un viaggio lungo lo stesso trade al costo di 439.000 dollari/giorno.

Questi dati rappresentano i primi rilevamenti sul mercato provenienti dal Golfo da quando il traffico ha iniziato a normalizzarsi nello Stretto di Hormuz, in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto durante un periodo di negoziazione di 60 giorni.

I noli attuali per le navi in partenza dal Golfo Persico risultano più che doppie rispetto a quelle registrate per le Vlcc nel resto del mondo, che a loro volta hanno comunque visto raddoppiare i propri ritorni generati nell’ultima settimana, raggiungendo circa 200.000 dollari al giorno. I contratti per le navi Very Large Crude Carrier che caricano nel Golfo dell’Oman senza necessità di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz si aggirano tra i 220.000 e i 230.000 dollari al giorno.

Le rotte commerciali provenienti dalla regione del Golfo Persico, pur offrendo ingenti guadagni agli armatori di petroliere, comportano comunque un rischio molto elevato da affrontare poiché i negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbero fallire riportando quest’ultimo Paese a impossessarsi nuovamente del controllo dello Stretto di Hormuz con conseguente possibilità di attacco o detenzione del naviglio ‘nemico’ in transito.

Ad oggi lo Stretto di Hormuz è aperto attraverso due corridoi separati: uno controllato dall’Iran a nord del tradizionale Sistema di Separazione del Traffico (Traffic Separation Scheme), che probabilmente rimane minato, e uno a sud, nelle acque omanite, sotto la sorveglianza e il coordinamento delle forze statunitensi. Lavori sono in corso per cercare di ampliare la rotta meridionale in modo tale da potere garantire due corsie separate in entrata e in uscita dal Golfo Persico nei prossimi giorni.

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L’Iran si oppone alla riapertura dello Stretto di Hormuz voluta dall’Imo e dall’Oman

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