Calo dei noli e fermo navi riportano in rosso il bilancio della Ignazio Messina & C.
La struttura patrimoniale rimane solida ma la shipping company genovese risente del conflitto in Medio Oriente e degli investimenti nel rinnovo della flotta

Dopo quattro anni di profitti (nel biennio 2023-2024 erano stati distribuiti dividendi per 100 milioni), l’ultimo bilancio della Ignazio Massina & C. è tornato in rosso. Il gruppo armatoriale controllata dalle famiglie Messina (51%) e partecipato dalla Marinvest di Msc (49%) nell’esercizio 2025 ha fatto registrare un deciso peggioramento dei risultati economici, pur mantenendo una struttura patrimoniale solida.
I ricavi sono scesi a 245,8 milioni di euro (-15,9% rispetto ai 292,1 milioni del 2024), riflettendo il calo dei noli medi (-16,9%) e dei volumi trasportati, mentre il fatturato complessivo da 327 milioni è calato a 260 milioni.
La contrazione dell’attività ha determinato un Ebitda negativo per 6 milioni di euro, contro un risultato operativo lordo positivo di 36,8 milioni nel 2024; il risultato operativo (Ebit) è passato da un utile di 0,7 milioni a una perdita di 51,5 milioni di euro, mentre il risultato netto evidenzia una perdita di 46,2 milioni di euro rispetto all’utile di 11,6 milioni registrato l’anno precedente. Il rosso è stato coperto con utili portati a nuovo (per 6,9 milioni) e ricorrendo alla riserva straordinaria (per 39,2 milioni). Sui risultati hanno inciso anche ammortamenti e accantonamenti saliti a 45,5 milioni di euro.
Le disponibilità liquide restano elevate a 127,1 milioni di euro, nonostante il calo rispetto ai 195,5 milioni del 2024. L’indebitamento verso banche e finanziatori è aumentato a 52,4 milioni di euro, principalmente per un nuovo finanziamento Bper da 44,2 milioni, ma la posizione finanziaria netta rimane negativa per 89 milioni di euro, indicando una liquidità superiore ai debiti finanziari.
Le principali cause della perdita sono riconducibili al crollo dei noli, con una tariffa media di 1.080,7 euro/Teu (-16,9%), al fermo straordinaria di quattro delle sette navi della flotta per interventi di ringiovanimento e installazione degli scrubber (275 giorni complessivi di inattività e costi per 30,7 milioni di euro), alla riduzione dei volumi trasportati (da 177.357 a 167.695 Teu equivalenti) e al perdurare della crisi nel Mar Rosso, che ha imposto maggiori costi assicurativi e operativi (war risk per 3,5 milioni di euro).
Guardando alla singole aree di business, la divisione Shipping ha registrato un Ebitda adjusted negativo di 23,4 milioni di euro, mentre hanno mantenuto risultati positivi il Terminal Imt (+1,6 milioni) e l’attività Multimodal (+2,1 milioni); la divisione Maintenance (cantieristica) ha chiuso sostanzialmente in pareggio.
Nel corso dell’anno il gruppo ha investito 45,4 milioni di euro, destinati soprattutto alla flotta (miglioramenti e manutenzioni), ai container, alle gru portuali e all’acquisizione del 100% di Thermocar Srl, società specializzata nella logistica del freddo, per 5,3 milioni di euro. Sul fronte della governance i compensi degli amministratori sono stati ridotti da 5 a 2 milioni di euro. È stata inoltre costituita la controllata Ignazio Messina India Pvt Ltd a Mumbai, introdotto un nuovo modello organizzativo (Target Operating Model) e avviato il rebranding delle principali attività.
Per il 2026 la società prevedeva (a Maggio alla data dell’approvazione del bilancio) un graduale miglioramento del mercato, con una crescita del commercio container compresa tra +2% e +4% e un ritorno a condizioni operative più favorevoli nella seconda parte dell’anno, pur in un contesto ancora influenzato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente (la compagnia ha provveduto a riprogrammare le proprie linee con rotazioni che fanno scalo nel porto di Gibuti invece che a Jebel Ali che si trova all’interno del Golfo Persico).
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