Nuovo aggiornamento dell’offerta di Hapag-Lloyd per Zim
Per convincere Israele al via libera ulteriori agevolazioni alla newco ‘locale’ e sulla golden share di Tel Aviv e tutele per i dipendenti

Hapag-Lloyd e il fondo israeliano Fimi Opportunity Funds hanno presentato al governo di Israele una proposta rivista, rispetto a quella di un paio di settimane fa, per l’acquisizione di Zim, mantenendo invariato il valore dell’operazione: 35 dollari per azione, pari a circa 4,2 miliardi di dollari complessivi.
Il nuovo schema interviene invece in modo significativo sulla struttura della futura Zim israeliana, nel tentativo di superare le obiezioni sollevate dalle autorità di Tel Aviv.
Il principale cambiamento riguarda la rete. Fimi si impegna ad aggiungere un collegamento settimanale con l’Estremo Oriente ai servizi che resteranno in capo alla nuova società israeliana, affiancandolo alle due rotte mediterranee e a quella transatlantica previste nel precedente impianto. Secondo il nuovo piano industriale, la sola nuova linea asiatica dovrebbe contribuire per circa 1,7 miliardi di dollari ai ricavi complessivi della società nell’arco di dieci anni e per circa 200 milioni all’utile netto.
La futura Zim Israel manterrebbe inoltre una flotta «core» di 16 portacontainer e avrebbe accesso alla flotta globale di Hapag-Lloyd attraverso un accordo commerciale di lungo periodo. La gestione delle navi e le competenze marittime rimarrebbero in Israele, mentre la società disporrebbe di un proprio sistema informatico indipendente, al quale non avrebbe accesso neppure Hapag-Lloyd. Previsto anche un rafforzamento della capacità di trasporto refrigerato, portata a un livello pari al doppio di quella oggi direttamente posseduta da Zim.
Sul fronte della sicurezza nazionale, la proposta prevede un rafforzamento dei poteri collegati alla golden share detenuta dallo Stato israeliano. Fimi si impegnerebbe inoltre a mantenere la proprietà israeliana della nuova società, mentre verrebbero ulteriormente ridotte le possibilità di ingresso di capitali stranieri. Il progetto prevede anche il rafforzamento della presenza di marittimi israeliani e il mantenimento in Israele delle funzioni di gestione delle navi.
Un capitolo specifico riguarda il personale: la proposta comprende un accordo collettivo a tutela della maggioranza degli attuali dipendenti Zim, un periodo di sicurezza occupazionale decennale per i lavoratori più anziani e l’impegno a non procedere a licenziamenti fino alla fine del 2027.
La revisione arriva dopo che l’operazione, annunciata a febbraio e già approvata dagli azionisti Zim il 30 aprile, ha incontrato una forte opposizione all’interno dell’apparato pubblico israeliano. Il nodo è il trasferimento delle attività internazionali a Hapag-Lloyd e la conseguente dimensione della società che rimarrebbe sotto controllo israeliano. Secondo Calcalist, sei degli otto organismi pubblici chiamati a esprimersi sulla cessione dei diritti speciali dello Stato avevano manifestato opposizione o riserve, anche per il rischio che la nuova Zim disponesse di una rete troppo limitata per garantire collegamenti con Israele in caso di emergenza.
Il dossier resta quindi subordinato all’approvazione israeliana della struttura relativa alla Golden Share, oltre agli altri via libera regolamentari. L’originario obiettivo di chiudere l’operazione entro la fine del 2026 potrebbe slittare: secondo Globes, il termine può essere esteso fino alla metà del 2027. La documentazione completa relativa al nuovo impianto dovrebbe essere presentata entro 45 giorni.
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