QatarEnergy acquisterà Gnl dagli Usa contro le interruzioni di Hormuz
Nel frattempo l’amministrazione Trump ha dato il suo ok al progetto St Lng da 7,8 mld dollari, che incrementerà la capacità di export di Gnl dal paese del 7-9%

QatarEnergy si appresta a diventare il primo cliente del Gnl statunitense. Con la crisi di Hormuz e i danni provocati agli impianti di Ras Laffan che hanno messo fuori gioco il 17% della sua capacità produttiva, il gruppo energetico – che recentemente ha esteso la forza maggiore fino a fine anno alle sue forniture verso Edison e l’Italia – nei giorni scorsi ha fatto rotta oltre l’Atlantico allo scopo di assicurarsi protezione contro le interruzioni future della via d’acqua, tramite la firma di contratti di fornitura di lungo periodo.
Nel dettaglio, il 29 ottobre QatarEnergy ha siglato un accordo 20ennale per l’acquisto di 3 milioni di tonnellate annue da Woodside Energy, con consegne che inizieranno nel 2030. In precedenza ha raggiunto due intese con Cheniere Energy per un massimo di 4 mtpa fino al 2054 dagli impianti di Sabine Pass, in Lousiana, e Corpus Christi, in Texas; in quel caso le forniture prenderanno il via nel 2031. A colpire di queste intese, ha rilevato Hersh Oberoi, di Balfour Capital Group, è soprattutto la durata: secondo l’analista, questa mostra che Doha considera il rischio Hormuz come un fattore destinato a restare.
Secondo quanto spiegato a Reuters dal Ceo di QatarEenergy Saad Sherida Al-Kaabi, la strategia adottata è di puro trading, ovvero punta a generare ricavi nel caso in cui le esportazioni da Hormuz dovessero vivere altri stop in futuro, contando sul balzo in alto dei prezzi in tale scenario. Il Gnl statunitense acquistato da QatarEnergy non potrà essere ‘girato’ ai suoi clienti di lunga data in caso di interruzioni di Hormuz, poiché i contratti in essere sono ‘punto a punto’, ovvero relativi a specifici terminal di esportazione e destinazione.
Questa strategia, ha evidenziato Kaabi, è stata preferita rispetto al puntare sulle pipeline, dato che queste pure sono state obiettivo per attacchi, e perché non richiede investimenti extra. QatarEnergy potrà infatti fare leva sulla sua expertise nel settore del Gnl, nelle operazioni di trading e sulla forza della sua flotta navale, composta da circa 200 Lng Tankers, la maggiore al mondo.
Altri contratti di dura di 20-25 anni – ha aggiunto Kaabi – potranno essere siglati da QatarEnergy con fornitori Usa e di altri paesi, dato che l’obiettivo è “molto più alto” dei 7 mtpa fissati finora. Trattative avanzate sarebbero in corso in particolare con Venture Global per ulteriori 3 mtpa. A Reuters Kaabi ha anche evidenziato che il Qatar potrebbe essere in grado di riprendere appieno la produzione di Gnl entro una settimana dalla firma di un eventuale accordo di pace, se le navi per trasportarlo fossero disponibili, ma che l’output potrebbe essere al massimo pari all’83% di quello pre-conflitto, per via dei danni subiti dagli impianti.
Il riposizionamento qatariota arriva proprio mentre l’amministrazione Trump ha dato il suo via libera a un nuovo maxi investimento sulle infrastrutture portuali per l’export di Gnl. Nei giorni scorsi, il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha annunciato che la Maritime Administration (Marad) ha approvato la licenza per il deepwater port di St Lng, un progetto da 8,2 miliardi di dollari che prevede la nascita di un impianto a circa 10,4 miglia dalla costa di Matagorda, in Texas, con quattro sistemi di liquefazione da 2,1 milioni di tonnellate annue ciascuno, per 8,4 milioni complessivi. I lavori dovrebbero partire nel 2027, mentre l’entrata in servizio è prevista nel 2029. La stima della Marad è che da solo St Lng aumenterà la capacità di export di Gnl degli Stati Uniti del 7-9%.
Come già rilevato da Acer (Agency for the Cooperation of Energy Regulators, l’organismo della Ue che si occupa di monitorare le riserve di gas naturale degli stati membri), il 2026 ha visto riconfigurarsi ancora il quadro degli approvvigionamenti di gas verso verso Penisola, con gli Stati Uniti diventati nei primi nove mesi dell’anno il secondo fornitore assoluto dell’Italia dopo l’Algeria (che però trasmette quasi tutto via pipeline) e il primo per il solo Gnl con una quota del 71,5% del Gnl (dal 50% nel 2025 e dal 25% nel 2024), mentre la fetta del Qatar nell’intero periodo è scesa al 10% (dal 33% nel 2025).
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY
SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI




