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La port authority di Venezia soccorre finanziariamente il terminal ro-ro di Fusina

Dopo che la scorsa primavera era stato proprio il casus belli attorno al quale era faticosamente arrivata l’approvazione del bilancio 2018 della Autorità di Sistema Portuale veneziana, oggi il Comitato di gestione ‘presieduto’ dal presidente Pino Musolino ha approvato il riequilibrio del piano economico finanziario e la variazione del contenuto della concessione assentita alla società […]

di Nicola Capuzzo
20 Gennaio 2020
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Dopo che la scorsa primavera era stato proprio il casus belli attorno al quale era faticosamente arrivata l’approvazione del bilancio 2018 della Autorità di Sistema Portuale veneziana, oggi il Comitato di gestione ‘presieduto’ dal presidente Pino Musolino ha approvato il riequilibrio del piano economico finanziario e la variazione del contenuto della concessione assentita alla società Venice-Ro Port MOS. Quest’ultima è la società controllata al 78% dall’Impresa di costruzioni Ing. E. Mantovani che gestisce il terminal ro-ro di Fusina e nella quale pareva anni fa che dovesse entrare il Gruppo Grimaldi di Napoli, primo cliente del terminal (ingresso azionario mai avvenuto finora).

A proposito del salvataggio finanziario della società, che non ha ancora approvato e depositato il bilancio 2018 e che aveva chiuso in rosso gli esercizi 2017 e 2016, il presidente della port authority Pino Musolino ha dichiarato: “Si chiude oggi un lungo iter amministrativo, fatto anche di momenti di studio e di analisi, durante il quale la nostra proposta di riequilibrio del piano economico finanziario relativo alla società Venice-Ro Port Mos ha ricevuto i pareri favorevoli del Dipartimento Interministeriale di Programmazione Economica e dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Tutti i tecnici e i legali esperti in infrastrutture pubbliche coinvolti hanno confermato l’utilità e la sostenibilità dell’operazione, che è risultata necessaria per evitare il rischio di gravi danni economici per l’erario oltre che l’interruzione delle attività”.

Lo stanziamento pubblico per mettere in sicurezza la continuità aziendale della società privata operante nel terminal di Fusina, le cui finanze risultavano in grave dissesto già dal 2018, è stato di 9 milioni di euro.

“C’era il concreto rischio che il mancato avvio dei lavori nella Darsena Sud a Fusina comportasse l’obbligo di restituire all’Unione Europea circa 7,9 milioni di euro afferenti al progetto Adriamos, di cui il terminalista aveva beneficiato per costruire la struttura operativa dal 2014 e considerata strategica di interesse nazionale” prosegue spiegando il presidente. “Il rifinanziamento consentirà anche di evitare l’alea di un’azione legale per risarcimento con rischio per un danno emergente di svariate decine di milioni di euro, oltre che la perdita del canone demaniale, quantificato sull’intera durata della concessione in oltre 40 milioni. Un operatore finanziariamente sano (con ogni probabilità Grimaldi appunto, ndr) – conclude il presidente Musolino – permetterà, inoltre, di mantenere un forte presidio nel comparto ro/ro e ro/pax, che è cresciuto a doppia cifra negli ultimi due anni, salvaguardando i posti di lavoro esistenti e permettendo la crescita dei traffici e il rilancio dell’occupazione”.

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