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Da Trieste il Pd chiede di frenare la riforma dei Porti d’Italia Spa

Serracchaini: “Noi d’accordo sul fatto che ci debba essere un coordinamento nazionale della portualità italiana e sulle grandi strategie ma il riordino proposto non fa questo”

di Redazione SHIPPING ITALY
9 Febbraio 2026
Stampa
Parlamento

“La costituzione di Porti d’Italia Spa rischia di rappresentare una pesante perdita di autonomia finanziaria, gestionale e di personale, non solo per l’Autorità del mare Adriatico Orientale (porti di Trieste e Monfalcone), ma per tutti i porti italiani. Fedriga, come presidente del Friuli Venezia Giulia ma anche in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, chieda al Governo di fare un passo indietro rispetto a una norma che peserà pesantemente sull’autonomia dei porti che dal 2016 a oggi hanno investito importanti risorse finanziarie, garantendo lo sviluppo di traffici portuali e dell’economia regionale”.

A chiederlo sono stati oggi i consiglieri regionali del Pd Diego Moretti, Francesco Russo e Roberto Cosolini, con la parlamentare Debora Serracchiani, in occasione di una conferenza stampa sulla norma nazionale che riformerà il Sistema portuale italiano.

I consiglieri hanno anche illustrato una mozione in via di deposito “attraverso la quale si formalizza la richiesta al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia di intervenire nei confronti del Governo. Attraverso la norma – denunciano ancora gli esponenti dem in una nota – sarà Roma a decidere quello che devono fare i porti italiani. Sarà Roma addirittura a decidere cosa fare dei piani regolatori dei porti e come derogare. Porti Italiani Spa assomiglia, più che altro, a una grande agenzia immobiliare che potrà spendere anche soldi dei porti all’estero su infrastrutture straniere”.

“Con la nuova norma, Autorità portuale del mare Adriatico Orientale rischia di trasferire a Roma più di 20 milioni, perderà personale che a quanto pare lavorerà per Porti d’Italia Spa, probabilmente pagati dall’Adsp del Fvg”. Insomma, gli esponenti dem giudicano la strategia “molto confusa e molto pericolosa: la strategia verrà decisa a Roma, gli investimenti lo stesso, una contraddizione per Porti che invece hanno bisogno di una strategia specifica per le sfide che abbiamo davanti. Che vuol dire una forte portualità internazionale, traffico merci su ferrovia, ma vuol dire soprattutto avere un quadro della situazione di questo territorio e non di guardarlo da Roma”.

A rincarare la dosa proprio la deputata dem Debora Serracchiani, che ha detto: “Salvini dica perché stanno portando avanti una riforma che destruttura la portualità italiana. Noi siamo sempre stati d’accordo sul fatto che ci debba essere un coordinamento nazionale della portualità italiana, sulle grandi strategie, mercati da individuare, accordi fra Stati. Ma Porti d’Italia Spa non fa questo”. Segnalando che Porti d’Italia Spa “assorbirà risorse e personale dai porti italiani e potrà andare a investire in porti fuori dal nostro Paese”, Serracchiani ha parlato di “un grande timore che è stato sollevato da tutti i presidenti delle Regioni, non soltanto di centrosinistra” e ha invitato il presidente Massimiliano Fedriga a farsi carico “per avere risposte oggi non solo nel suo ruolo di presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ma anche di Presidente della Conferenza delle Regioni perché – ha indicato la deputata – “la proposta di Porti d’Italia Spa sarà valutata anche alla Conferenza unificata Stato Regioni”.

L’esponente Pd ha infine denunciato un “braccio di ferro tra le forze politiche cui stiamo assistendo un po’ in tutti i porti”, per cui “se il presidente di un’autorità portuale ha un colore politico, la nomina del segretario generale deve avere un colore diverso”.

N.C.

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