Grimaldi vince al Tar e affonda il sistema di calcolo dei canoni del Mit
Il dicastero ha continuato a trascinare nel computo l’aumento monstre del 2023, annullati dai giudici i provvedimenti relativi al 2025. Assiterminal in attesa di sentenza analoga

Sui canoni delle concessioni portuali torna di nuovo il caos. Il Tar del Lazio, infatti, ha accolto il ricorso presentato da alcune società del gruppo Grimaldi (Automar, Logistica Italiana Porti e Terminals, Grimaldi Palermo Euro Terminal) attive a Civitavecchia, Salerno, Gioia Tauro, Palermo e Ravenna, contro il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che a settembre scorso aveva disposto gli “aggiornamenti, relativi all’anno 2025, delle misure unitarie dei canoni per le concessioni demaniali marittime”.
Il busillis nasce dal maxiaumento del 2023 e dal decreto legge con cui nel maggio 2025 il Governo intervenne modificando il meccanismo di calcolo dell’aggiornamento dei canoni, sostituendo l’indice Istat dei valori per il mercato all’ingrosso con l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali.
Il Mit ha calcolato gli aggiornamenti del 2025 mantenendo la base 2024, che a sua volta era ovviamente parametrata sul 2023, trascinando così il maxiaumento di quell’anno, di cui i terminalisti avevano però ottenuto per via giudiziaria l’annullamento: “L’avvenuta applicazione retroattiva della disposizione di cui all’art. 6, co. 1, d.l. 73/25 è resa evidente dal calcolo delle misure unitarie dei canoni ricavabile dalle sopra citate tabelle a partire dal canone 2023 (2,3408 per effetto del +25% sul canone 2022 pari a 1,87022). Ed atteso che gli incrementi Istat per il 2024 hanno preso a base proprio il canone 2023 come incrementato nella misura del 25% appare evidente che quell’incremento ritenuto illegittimo e oggetto di annullamento sia stato incluso nel processo di indicizzazione dei canoni 2024 e 2025” ha ricostruito il Tar.
Il calcolo avrebbe dovuto invece essere rifatto col nuovo indice: “Nel caso di specie, la disposizione ha sostituito ad un indice un altro che non può ritenersi in alcun modo contenuto nel primo o frutto di una diversa interpretazione, trattandosi di indici che nel raffronto tra di loro contengono basi di calcolo che fanno riferimento ad elementi diversi come sopra evidenziato. Ciò premesso, il decreto del Mit è illegittimo nella parte in cui non si è limitato ad introdurre per il futuro il nuovo parametro per l’aggiornamento dei canoni demaniale, ovvero dalla data di entrata in vigore della nuova disciplina introdotta dal d.l. 73/25, ma ha esteso i suoi effetti anche retroattivamente ai canoni 2023 e 2024”.
Da qui l’annullamento, che travolge anche i provvedimenti derivati adottati dalle Autorità di sistema portuale di Civitavecchia, Napoli-Salerno, Gioia Tauro, Palermo e Ravenna. Anche se a breve il problema si estenderà a tutta Italia, dato che è attesa pronuncia su analoga e generale impugnazione da parte di Assiterminal.
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