Il cantiere The Italian Sea Group costretto a ricorrere al concordato in bianco
Debiti saliti a 400 milioni e l’ultima evoluzione delle interlocuzioni con gli armatori non ha consentito di continuare a ritenere il risanamento attuabile nel solo percorso della composizione negoziata della crisi

Il consiglio di amministrazione di The Italian Sea Group ha deliberato di procedere al deposito del ricorso ai sensi dell’art. 44 D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (c.d. domanda prenotativa), al fine di accedere agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento e preservare la continuità aziendale e il valore del patrimonio sociale, nell’interesse della società, dei propri creditori e di tutti gli stakeholders.
Si tratta di uno strumento che consente all’impresa in stato di crisi o di insolvenza di chiedere immediatamente la protezione del tribunale, pur non avendo ancora predisposto il piano definitivo di risanamento o la proposta ai creditori. Il tribunale assegna un termine compreso tra 30 e 60 giorni, prorogabile fino a ulteriori 60 giorni in presenza di particolari presupposti di legge, nomina un commissario giudiziale quando previsto e può concedere le misure protettive richieste dal debitore. La funzione è quella di evitare che un’impresa debba presentare una proposta affrettata mentre sta ancora negoziando con banche e creditori o sta predisponendo il piano industriale.
La decisione – spiega l’azienda in un comunicato – è stata “principalmente determinata dall’ultima evoluzione delle interlocuzioni con gli armatori, la quale non ha consentito di continuare a ritenere il risanamento attuabile nel solo percorso della composizione negoziata della crisi”.
Alla luce dell’evoluzione di tali interlocuzioni, la società ha ritenuto necessario anticipare il cambio di percorso verso il deposito del ricorso, al fine di evitare che il decorso del tempo possa ridurre le possibilità di risanamento a sua disposizione. La delibera adottata tiene conto della necessità di anticipare le tempistiche inizialmente prospettate, per consentire alla società di accedere agli strumenti di tutela approntati dall’ordinamento per le imprese economicamente produttive ma che si trovano in difficoltà finanziaria.
Il Consiglio d’Amministrazione ha quindi deliberato di dare mandato al presidente e amministratore delegato, conferendogli i più ampi poteri al fine di presentare il ricorso in questione. Il deposito del ricorso sarà effettuato in data odierna (1 luglio) e consentirà alla società di operare sotto la protezione delle misure previste dalla legge.
Lo stesso Cda ha anche esaminato la posizione finanziaria netta del gruppo Tisg che, al 31 maggio 2026, è pari a 178,7 milioni di euro; di questi, spiega un’informativa al mercato dell’azienda, 154,6 milioni sono di debito bancario (di cui 124 milioni d’indebitamento a medio-lungo termine, inclusa la parte corrente, e 37,2 milioni di indebitamento a breve termine). Ammontano, invece, 7,47 milioni le disponibilità liquide. La voce di debito finanziario non corrente include anche un finanziamento socio Gc holding (che controlla Tsig spa), per 25 milioni, di euro e, nella voce altri debiti non correnti, sono esposti 11,3 milioni di debiti derivanti dall’applicazione dell’Ifrs16. La posizione finanziaria netta della capogruppo Tisg spa, al 31 maggio 2026, è invece pari a 179,6 milioni, composta da 154,6 milioni di debito bancario 6,58 milioni di disponibilità liquide.
Il gruppo conta anche posizioni debitorie scadute consolidate per 266,8 milioni di euro, con debiti commerciali verso fornitori di 77,6 milioni. Il debito di natura finanziaria del gruppo Tisg verso le banche è pari a 149,8 milioni, di cui debiti scaduti pari a 42,6 milioni e debiti non scaduti pari a 107,1 milioni. L’informativa segnala anche che, “per effetto del mancato pagamento di alcune quote capitale, gli istituti di credito potrebbero richiedere il rimborso immediato anche delle rate non ancora scadute, facoltà che tuttavia non hanno esercitato, nel quadro delle interlocuzioni in corso, nell’ambito del procedimento di composizione negoziata della crisi d’impresa”.
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