Cantiere Navale Vittoria: dalle indagini su Lavitola fari della magistratura sull’acquisizione
Emergono dagli atti gli accertamenti dei pm veneti sulle risorse utilizzate per rilevare il polo di Adria, in stallo industriale già dal passaggio di proprietà del 2025

Si addensano ombre sull’assetto proprietario del Cantiere Navale Vittoria di Adria, lo storico costruttore navale dell’Alto Adriatico specializzato in unità militari, rimorchiatori e naviglio professionale. La vicenda societaria dello stabilimento polesano è finita sotto la lente della magistratura, secondo quanto ricostruito dai principali quotidiani nazionali e da RaiNews, emergendo incidentalmente nell’ambito del procedimento della Procura di Roma relativo alle indagini su Valter Lavitola e sulle azioni intimidatorie verso il giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Nelle motivazioni legate alla proroga delle intercettazioni disposte dal giudice romano, figurano infatti precisi accertamenti condotti dai pubblici ministeri veneti in merito alla compravendita del cantiere, perfezionata all’inizio del 2025.
Al centro delle verifiche degli inquirenti si trova la posizione di Roberto Cavazzana, il professionista che nel febbraio dello scorso anno ha rilevato l’azienda per una cifra superiore agli 8 milioni di euro nell’ambito del piano di ristrutturazione omologato. Come riporta Il Fatto Quotidiano, nel quadro delle indagini preliminari, l’ipotesi investigativa al vaglio della magistratura riguarda la provenienza di circa 7 milioni di euro che Cavazzana avrebbe ricevuto tra il 2024 e il 2025 dalla società Arkipiù di Caserta; risorse che, secondo gli inquirenti, sarebbero provento di crediti d’imposta fittizi legati al circuito del Superbonus e su cui si concentrano verifiche circa la presunta riconducibilità a flussi finanziari illeciti.
I risvolti finanziari e giudiziari si innestano su un blocco operativo che appariva già delineato all’indomani del passaggio di proprietà. In un’intervista rilasciata nel marzo 2025 a Super Yacht 24, testata del gruppo editoriale di Shipping Italy, Filippo Duò — ex responsabile comunicazione e marketing, nonché esponente della quarta generazione della famiglia fondatrice uscito dall’azienda dopo il rogito — aveva espresso riserve sulla reale capacità della nuova compagine societaria di garantire un rilancio industriale. Duò aveva evidenziato come l’acquisizione del cantiere da parte di Cnv Srl (partecipato al 95% da Più Uno Holding Srl e al 5% da Tuccillo & Partners) fosse avvenuta senza un piano industriale concreto e in assenza di management con esperienza specifica nel settore marittimo. In quell’occasione era stato inoltre ricordato come il cantiere si trovasse già privo del portafoglio ordini originario — azzerato nella fase di crisi a causa della non redditività delle precedenti commesse —, rilevando come la nuova proprietà non fosse poi riuscita ad avviare l’attività con nuovi contratti né a stringere partnership operative nel comparto, optando per una gestione autonoma rivelatasi improduttiva.
A distanza di oltre un anno da quel passaggio societario, la realtà produttiva dello stabilimento di Adria rispecchia quelle criticità: l’attività costruttiva è azzerata, senza nuovi ordini in portafoglio né commesse in lavorazione sulle banchine, mentre i 24 dipendenti rimasti in organico continuano a percepire la retribuzione in un contesto di prolungata inattività.
C.G.
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