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Traghetti esclusi dal Decreto Carburanti-bis: Assarmatori protesta

Messina chiede un credito d’imposta: “Altrimenti le risorse dell’Ets che paghiamo finiscono per finanziare misure dalle quali rimaniamo esclusi”

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
14 Maggio 2026
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La speranza degli armatori di vedersi riconoscere, almeno attraverso un credito d’imposta, un contributo per fare fronte al’aumento del costo del carburante a causa della guerra in Medio Oriente si è infranta contro l’ultima versione del Decreto Carburanti-bis. L’associazione di categoria Assarmatori lamenta il fatto che sia arrivata all’approvazione finale “con la stessa criticità della prima edizione del testo: nessun intervento per il trasporto marittimo, proprio mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi rilevanti legati all’aumento del carburante e continuano a garantire i collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori”.

Assarmatori denuncia con forza “una decisione che penalizza un comparto strategico per il Paese” e “scarica sulle imprese che assicurano i collegamenti con le isole un onere che dovrebbe essere affrontato con strumenti pubblici adeguati”. Ricordando a questo proposito come il trasporto marittimo “non è un servizio accessorio” ma “un’infrastruttura che garantisce la continuità territoriale, la mobilità dei cittadini, l’approvvigionamento delle merci e la tenuta dell’economia turistica di intere regioni. Escluderlo dal Dl Carburanti-bis significa ignorare la realtà e dimenticare i bisogni delle comunità isolane”.

Per Stefano Messina, presidente di Assarmatori, “questa esclusione è incomprensibile. Le compagnie non stanno speculando: stanno sostenendo costi straordinari per continuare a garantire collegamenti regolari, frequenti e a prezzi competitivi, perché la nave rimane il mezzo di trasporto più economico per raggiungere le isole. Ma non si può pretendere che il settore assorba da solo l’impatto dell’aumento del carburante, mentre altri comparti vengono sostenuti con risorse pubbliche”.

Oltre il danno anche la beffa perchè, con l’Ets “le risorse, generate anche dagli armatori, vengono prelevate e utilizzate per finanziare misure sui carburanti dalle quali il trasporto marittimo resta escluso. È un cortocircuito evidente – continua Messina – Il settore marittimo garantisce un servizio essenziale, sostiene la regolarità dei collegamenti e dell’economia delle isole, paga l’Ets e poi viene escluso quando si distribuiscono gli interventi”.

Assarmatori ribadisce che la soluzione è “un credito d’imposta mirato, parametrato almeno ad una parte dell’extra costo documentato per il carburante, per le compagnie impegnate nei collegamenti marittimi essenziali. Non chiediamo trattamenti di favore” aggiunge. “Chiediamo coerenza e rispetto per un comparto che ogni giorno tiene collegate le isole al resto del Paese. Auspichiamo che il Governo e il Parlamento dimostrino pertanto un’adeguata sensibilità e non lascino sole le compagnie di navigazione a fronteggiare gli extra costi” è la conclusione dell’associazione armatoriale

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