Parenti: “Viva le Adsp. Purché facciano il loro mestiere”
Ancip difenderà in Parlamento il mantenimento dello status quo, ma chiede che gli enti che non lo fanno (Civitavecchia, Napoli e Bari in particolare) applichino gli strumenti a tutela di imprese e lavoratori

“Le Autorità di sistema portuale hanno un ruolo fondamentale, ma fra le loro prerogative irrinunciabili c’è la difesa del lavoro portuale, che tutte devono esercitare ugualmente”
È questo in sintesi il messaggio di cui domani si farà portare in Parlamento, in occasione dell’audizione parlamentare sul disegno di legge di riforma dei porti, il direttore generale di Ancip Gaudenzio Parenti: “Andremo in Parlamento per ribadire, tra le altre cose, il ruolo strategico delle Autorità di Sistema Portuale. Proprio perché crediamo nell’importanza delle Adsp, anche come interfaccia operativa e regolatoria, riteniamo però altrettanto doveroso affermare che le stesse devono, tutte, esercitare fino in fondo le prerogative che il Legislatore, nel corso degli anni, ha messo a loro disposizione. Difendere il Lavoro portuale. Tutti, soprattutto ultimamente, parlano della centralità del lavoro portuale, delle imprese, delle professionalità, della sicurezza, delle lavoratrici e dei lavoratori. Troppo spesso, però, la più grande risorsa, e vero asset strategico, della portualità nazionale resta l’ultima a essere realmente finanziata, programmata e sostenuta”.
Parenti non le manda a dire, chiamando in causa le scelte di alcuni enti: “Senza imprese portuali che a vario titolo sono autorizzate e concessionarie ad operare nei porti, senza lavoratrici e lavoratori qualificati, non ci sono traffici, non ci sono operazioni e servizi, non ci sono entrate per le Autorità di Sistema Portuale e, conseguentemente, non ci sono neppure i ‘generosi’ premi economici, per carità legittimi, legati al raggiungimento degli obiettivi dirigenziali. Ma, soprattutto, non c’è vera efficienza del sistema. Per questo, consideriamo miope ogni impostazione che collochi il lavoro portuale dopo ‘altro’, quasi fosse una voce residuale”.
Il riferimento è “a tutto ciò che il Legislatore, in questi anni, ha voluto creare e confermare a supporto del lavoro portuale, inteso sia dal versante delle imprese sia da quello delle maestranze. Dalla grande potenzialità e specialità giuridica dell’articolo 17, comma 15-bis, ai poteri del Presidente dell’Adsp, al Piano dell’Organico del Porto e, parallelamente, alle prorogate disposizioni di cui all’articolo 199 del decreto-legge n. 34 del 2020. Sono strumenti speciali, che dovrebbero essere utilizzati con decisione dalle Adsp e che invece, salvo alcuni esempi virtuosi, ancora troppo pochi, non vengono valorizzati nella misura necessaria”.
Parenti spiega come “il Fondo 15-bis, ad esempio, non riguardi soltanto le prerogative speciali dei soggetti autorizzati alla fornitura di lavoro portuale temporaneo (Compagnie portuali e Agenzie). Le sue potenzialità sono contestualizzate in una visione più ampia di tutela del lavoro portuale, anche con riferimento alle imprese di cui agli articoli 16 e 18 (confidando presto anche le Sieg), attraverso interventi finalizzati alla formazione professionale, alla riqualificazione, alla riconversione e alla ricollocazione del personale interessato in altre mansioni o attività, sempre in ambito portuale. Allo stesso modo, le disposizioni dell’articolo 199 devono essere pienamente valorizzate anche per le imprese in appalto dei terminal”.
Per il direttore di Ancip “ci sono realtà nelle quali queste disposizioni sono ormai imprescindibili. Penso, in particolare, ai porti di Brindisi e Civitavecchia, dove il fermo di fatto delle centrali a carbone ha prodotto conseguenze esiziali sulle imprese articolo 16 in appalto, sul lavoro temporaneo in somministrazione e, più in generale, su tutti gli operatori portuali. Non possiamo accettare che crisi industriali di tale portata vengano affrontate senza utilizzare pienamente gli strumenti speciali previsti”.
Discorso analogo per gli strumenti derivanti dalle proroghe e dalle disposizioni collegate all’articolo 199 del decreto-legge n. 34 del 2020, “con particolare riferimento a realtà come quella di Napoli/Salerno, ma assolutamente attivabili anche dalle stesse Adsp di Bari/Brindisi e Civitavecchia.
Le norme e gli strumenti speciali ci sono. Ora servono reale volontà amministrativa, responsabilità istituzionale e visione strategica”.
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