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Colpita e incendiata nello Stretto di Hormuz la prima portacontainer

Sarebbero ad oggi circa 150 le unità portacontenitori bloccate nell’area del Golfo Persico

di Redazione SHIPPING ITALY
4 Marzo 2026
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Safeen Prestige

L’elenco delle navi commerciali ‘vittime’ della guerra avviata sabato scorso da Usa e Israele contro l’Iran si allunga con la prima portacontainer.

La Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operation, ovvero l’unità della Marina Britannica che fornisce aggiornamenti costanti su aree a rischio, anche in Medio Oriente), ha segnalato questo pomeriggio un incidente avvenuto a due miglia a nord della costa dell’Oman a una unità in transito, in eastbound, nello Stretto di Hormuz. La nave, si legge nel bollettino, “ha riferito di essere stata colpita da un proiettile di natura sconosciuta appena sopra la linea di galleggiamento”, il quale ha causato “un incendio nella sala macchine”.

Secondo Reuters l’unità in questione sarebbe la Safeen Prestige, piccola portacontainer (da 1.740 Teu di capacità) battente bandiera maltese, di proprietà della Transmar International Shipping, di Abu Dhabi. L’equipaggio avrebbe poi abbandonato la nave.

Nella giornata di oggi, la stessa Ukmto aveva diffuso una nota in cui aveva riportato una “attività sospetta” occorsa, sempre a un’altra portacontainer, a venti miglia a ovest di Dubai. In quel caso la nave non era stata direttamente colpita, ma l’equipaggio a bordo ha riferito di aver osservato l’impatto in mare di un proiettile di origine sconosciuta in sua prossimità.

Secondo Seatrade Maritime, ad oggi si stima che vi siano tra le 138 e le 147 portacontainer ‘intrappolate’ nello Stretto di Hormuz, per un totale di 470mila Teu ‘fermi’ nell’area. La via d’acqua è di fatto chiusa alla navigazione a seguito dell’annuncio delle Guardie della Rivoluzione dello scorso 2 marzo: “Se qualcuno prova a passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della Marina regolare daranno fuoco a quelle navi.”

Stando a una analisi riportata oggi da Reuters, non è chiaro a quanto ammonti la ‘scorta’ di missili a disposizione dell’Iran, poiché le stime variano tra le 2.500 unità (per Israele) e le 6.000 (secondo altri analisti). L’annientamento della capacità missilistica del paese, che consente la produzione di 10mila missili al mese, è uno degli obiettivi perseguiti degli attacchi. In aggiunta eventuali forniture di materiale bellico dalla Russia (o ancora di più, dalla Cina) sono considerate improbabili, mentre una parte delle unità disponibili è stata ceduta a Hezbollah e agli Houthi.

Se anche però le scorte di droni aerei e missili dovessero esaurirsi, secondo alcuni osservatori Teheran potrebbe decidere di continuare a impedire la navigazione delle navi nello Stretto impiegando mine navali, di cui ad oggi dovrebbe avere scorte per 5-6mila unità. Attualmente, ha affermato un analista interpellato dall’agenzia di stampa, non ci sono evidenze che queste siano state collocate nella via d’acqua, ma se lo fossero all’orizzonte si profilerebbero “mesi” di disruption per lo Stretto di Hormuz.

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