Fincantieri pronta a sfruttare l’apertura di Trump alla cantieristica estera per la Us Navy
Il presidente Usa apre alla realizzazione di navi militari oltremare, a favore di operatori stranieri che però dovranno completare il programma negli Usa

Il programma di costruzione delle nuove unità della Marina militare statunitense arranca, e per questo gli Usa potranno fare ricorso al supporto di cantieri navali esteri, secondo il modello già sperimentato con il memorandum of Understanding siglato nel 2025 con la Finlandia per una serie di rompighiaccio destinate alla Guardia Costiera.
È questo il senso di un nuovo memorandum – dal titolo: ‘Rebuilding the United States Navy and America’s Shipbuilding Industrial Base’ – firmato dal presidente statunitense Donald Trump lo scorso 13 agosto, la cui pubblicazione tra le altre cose ha spinto verso l’alto i titoli di Fincantieri e Hanwa, i due gruppi cantieristici stranieri ad oggi più attivi negli Usa.
Indirizzato in primis al segretario della Difesa, il documento prende atto di una serie di battute d’arresto registrate in sei diversi programmi di costruzione navale per la Marina Usa, frutto di “progetti eccessivamente complessi” e modifiche che hanno generato “aumenti dei costi, ritardi e cancellazioni”. La mancanza di capacità produttiva e di concorrenza tra i costruttori, si legge, ha inoltre lasciato “il settore della cantieristica commerciale non competitivo a livello globale”.
Criticità che secondo il Memorandum dovranno ora essere affrontate dal Department of War ricorrendo da un lato a “tecnologie e progetti navali collaudati, affidabili e economicamente sostenibili”, ma anche, “nel breve periodo”, all’acquisto da fornitori esteri, “per un “massimo di tre classi di navi”. Anche se i progetti specifici non sono ancora stati selezionati, si tratterà di unità da combattimento di superficie, di navi cisterna per il rifornimento in mare (Consolidated Cargo Replenishment at Sea) e di ro-ro per il trasporto marittimo militare.
Questo, però, a condizione che l’operatore estero in questione contestualmente si doti (anche tramite acquisizione) di un cantiere navale negli Usa in cui realizzare le unità successive alle prime due di ogni programma. Lo stabilimento in questione, chiarisce ancora il documento, dovrà tra le altre cose avere personale composto da cittadini Usa (che lo stesso operatore si impegnerà a formare) e utilizzare una supply chain statunitense.
In sintesi, quello delineato appare un percorso di trasferimento industriale progressivo, da strutturarsi secondo l’amministrazione Usa in modo simile a quello del ‘modello Finlandia’ definito nel 2025 per la fornitura delle rompighiaccio Arctic Security Cutters (Asc) della US Coast Guard. Nel concreto, questo schema ha portato alla firma di contratti con Rauma Marine Constructions (Rmc) per la costruzione in Finlandia di 2 Asc, con la prima consegna prevista nel 2028, e con Bollinger Shipyards, negli Usa, per un massimo di altre quattro unità, con consegne a partire dal 2029.
La pubblicazione del Memorandum, come detto, nell’immediato ha spinto verso l’alto i titoli di Fincantieri e del sudcoreano Hanwha Group, tra le più grandi realtà di cantieristica navale presenti negli Usa.
In particolare il gruppo italiano, che ha segnato un +3,2%, nel paese opera tramite Fincantieri Marine Group cui fanno capo quattro strutture, tra cui Fincantieri Marinette Marine, cantiere militare che tra le altre cose realizzerà le Medium Landing Ship (Lsm) del nuovo programma US Navy. Al riguardo va segnalato che commentando i risultati semestrali, il Ceo del gruppo Pierroberto Folgiero aveva evidenziato che Fincantieri sarà “parte integrante del rilancio della cantieristica navale statunitense” e che i cantieri Usa del gruppo saranno coinvolti “anche nel lancio di altri programmi nell’ambito di questa strategia che l’amministrazione statunitense sta mettendo a punto per sfruttare i pochi cantieri navali con esperienza presenti negli Stati Uniti”.
Della partita pare essere però essere anche Hanwha, che nel 2024 ha acquisito Philly Shipyard, e che anzi secondo Bryan Clark, esperto dello Hudson Institute think tank interpellato da Reuters, potrebbe essere il favorito. Il gruppo sudcoreano ha peraltro presentato, pochi giorni prima, una offerta non vincolante, del valore tra 1,05 e 1,2 miliardi di dollari, per rilevare le operazioni in Usa del gruppo australiano Austal, di cui già detiene il 19,9%, attivo nella costruzione di unità per la Usa Navy e la Usa Coast Guard, con l’obiettivo di consolidare la sua posizione nel mercato statunitense.
A seguito della pubblicazione del Memorandum, le azioni di Hanwha Ocean Co. hanno avuto un rialzo del 5,6%, pari a quello registrato dalla stessa Austal. Secondo Clark, è tuttavia improbabile la partecipazione di quest’ultima al piano, in quanto la sua presenza nel programma Aukus (il programma trilaterale tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito per lo sviluppo di sottomarini nucleari) e gli impegni assunti in questo renderebbero più difficile per il gruppo australiano soddisfare i requisiti del nuovo schema.
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