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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

In che direzione va la logistica del Made in Italy

Per capire quanto, come e dove lavora l’industria italiana del trasporto merci e della logistica è necessario analizzare l’andamento degli scambi commerciali del nostro Paese con le altre economie mondiali. Una fotografia aggiornata su questo viene fornita dall’ultima edizione dell’Annuario statistico “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, frutto della collaborazione fra Istat e Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Lo studio fornisce un quadro aggiornato sulla struttura e la dinamica dell’interscambio di merci e servizi, sui flussi di investimenti diretti esteri nonché sulla struttura e le attività realizzate dai principali attori presenti sul territorio nazionale: operatori e imprese esportatrici e importatrici, multinazionali a controllo nazionale ed estero.

A proposito della struttura ed evoluzione del commercio estero, nel 2018 il commercio mondiale di beni, misurato in dollari ed espresso a prezzi correnti, è risultato in aumento del 9,8% rispetto al 2017, a sintesi di un’espansione sia dei volumi scambiati (+2,8%) sia, in misura più marcata, dei valori medi unitari (+7,1%). È risultato in crescita anche il valore nominale dell’interscambio mondiale di servizi (+7,7%) mentre gli investimenti diretti esteri hanno registrato invece una decisa diminuzione (-13,4%). In questo quadro internazionale, l’Italia ha fatto segnare una crescita del valore in euro sia delle merci esportate (+3,1%) sia, in misura più ampia, di quelle importate (+5,6%). Queste dinamiche determinano una riduzione dell’avanzo commerciale (8,7 miliardi in meno rispetto al 2017) che, nel 2018, ammontava a 38,9 miliardi di euro. Al netto dei prodotti energetici, l’attivo commerciale è stato di 80,3 miliardi di euro, in lieve flessione sul 2017 (-958 milioni). Nel 2018 è diminuita però lievemente, da 2,92% a 2,85%, la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci (misurata in dollari).

La quota del nostro paese sulle esportazioni mondiali è diminuita in misura più accentuata in alcune aree geografiche, in particolare Africa settentrionale (da 7,36% a 7,09%), Medio Oriente (da 3,27% a 3,05%) e Unione europea (da 4,91% a 4,81%). Sul fronte opposto, incrementi della quota si sono rilevati principalmente in Asia centrale (da 1,13% a 1,20%) e Paesi europei non Ue (da 5,88% a 5,94%). I flussi di investimenti netti diretti all’estero, misurati in euro, sono aumentati in misura molto marcata (+95,4%) e quelli in Italia hanno registrato un incremento ancora maggiore (+205,4%). Germania e Francia si confermano nel 2018 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci italiane, con quote pari, rispettivamente, al 12,6% e al 10,5% delle esportazioni nazionali. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota del 9,2%; seguono Spagna (5,2%) e Regno Unito (5,1%). Tra i principali paesi, i mercati di sbocco più dinamici nel 2018 (incremento della quota sulle esportazioni nazionali pari o superiore a 0,2 punti percentuali rispetto al 2017) sono stati Svizzera, Paesi Bassi e Stati Uniti.

Per quanto riguarda i principali raggruppamenti di industrie, nel 2018 è aumentato il deficit nell’interscambio di prodotti energetici (-41,4 miliardi da -33,6 miliardi nel 2017). Si è rilevato anche un aumento del saldo di beni di consumo non durevoli (+0,8 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2017), beni strumentali (+0,2 miliardi) e beni di consumo durevoli (+0,1 miliardi) mentre diminuisce il saldo dei prodotti intermedi (-2,0 miliardi).

Tra i gruppi di prodotti manifatturieri in cui l’Italia deteneva nel 2018 le maggiori quote sulle esportazioni mondiali di merci figurano: materiali da costruzione in terracotta (25,82%); cuoio conciato e lavorato, articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria, pellicce preparate e tinte (14,77%); pietre tagliate, modellate e finite (14,11%); prodotti da forno e farinacei (12,08%); articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (11,07%); tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio, esclusi quelli in acciaio colato (10,36%) e cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (10,33%). Rispetto al 2017 gli incrementi più rilevanti della quota sulle esportazioni mondiali si sono rilevati per supporti magnetici e ottici (da 2,16% a 3,78%). Tra gli altri prodotti con quote in aumento spiccano cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte (da 13,84% a 14,77%); navi e imbarcazioni (da 4,35% a 5,26%)

La provenienza territoriale delle vendite sui mercati esteri si conferma fortemente concentrata nelle regioni del Centro-Nord, da cui proviene l’88,5% delle esportazioni nazionali, mentre il Mezzogiorno ne attiva il 10,6%. Nel 2018, la quota della Lombardia sulle esportazioni nazionali è pari al 27,4%, quella del Veneto e dell’Emilia-Romagna al 13,7% mentre la quota del Piemonte è al 10,4%. Rispetto al 2017, aumenti dell’incidenza sul totale dell’export si rilevano per le ripartizioni Italia Nord-orientale (da 32,2% a 32,6%), Italia insulare (da 3,3% a 3,6%) e Italia Nordoccidentale (da 39,5% a 39,6%).

Nel 2018 circa 136mila operatori economici hanno effettuato vendite di beni all’estero. La loro distribuzione per valore delle vendite conferma la presenza di un’elevata fascia di “microesportatori”: 77.445 operatori presentano un ammontare di fatturato all’esportazione molto limitato (fino a 75 mila euro), con un contributo al valore complessivo delle esportazioni pari allo 0,3%. D’altra parte, 4.651 operatori appartengono alle classi di fatturato esportato superiori a 15 milioni di euro; questo segmento di imprese realizza il 72,1% delle vendite complessive realizzate dagli operatori sui mercati esteri. Rispetto all’anno precedente, nel 2018 l’export degli operatori appartenenti alle classi di fatturato estero inferiore a 50 milioni di euro mostra una lieve flessione in valore (-0,2%). Questo dato riflette alcune differenze interne a questo aggregato: sono risultate in crescita le vendite all’estero degli operatori appartenenti alla classe di fatturato estero compresa tra 5 e 50 milioni di euro (+1,3%) mentre sono scese le esportazioni degli operatori della classe compresa fra 750 mila e 5 milioni di euro (-3,5%) e di quelli che fatturano all’export meno di 750 mila euro (-7,3%). Sono poi aumentate a un tasso superiore a quello medio le esportazioni degli operatori della classe di fatturato all’export più ampia (oltre 50 milioni di euro), che hanno incrementato le vendite del 5,1%. Nel 2018 è risultata in aumento anche la concentrazione delle esportazioni realizzate dai primi mille operatori (da 50,7% a 51,2%) mentre è stata stazionaria la quota dei primi 100 operatori (24,7%) e dei primi 20 (11,9%).

Considerando gli operatori secondo i mercati di sbocco, il 47,4% di essi esporta merci verso un unico mercato mentre il 17,4% opera in oltre dieci mercati. La presenza degli operatori nelle principali aree di scambio commerciale è comunque diffusa: nel 2018 si registravano 80.372 presenze di operatori commerciali residenti in Italia nei paesi europei non Ue, 44.731 in America settentrionale, 43.069 in Asia orientale, 33.272 in Medio Oriente, 29.498 nell’area Ue, 26.212 in America centro-meridionale, 22.738 in Africa settentrionale, 22.466 negli Altri paesi africani, 18.209 in Oceania e altri territori e 16.919 in Asia centrale.

Con 38.894 presenze all’estero, il settore dei macchinari e apparecchi n.c.a. detiene il numero più elevato di operatori all’export nel 2018. Seguono gli articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi con 29.251 presenze, i settori dei metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con 28.807 presenze e i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori con 28.766

I primi cinque paesi per numero di presenze di operatori commerciali italiani sono Svizzera (circa 52 mila), Stati Uniti (circa 41 mila), Germania (oltre 40 mila), Francia (circa 40 mila) e Spagna (circa 32 mila). Si segnala un numero elevato di operatori anche in Regno Unito (oltre 28 mila), Polonia (oltre 24 mila) e Austria (circa 24 mila). Le regioni con il maggior numero di operatori all’export sono Lombardia (circa 58 mila), Veneto (oltre 25 mila), Emilia-Romagna (circa 20 mila), Toscana (oltre 18 mila) e Piemonte (circa 16 mila).

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