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Sequestro flotta Moby: il giudice si riserva di decidere



La data di oggi, mercoledì 15 gennaio, per il futuro del Gruppo Moby avrebbe potuto rappresentare un giorno particolarmente significativo (nel bene o nel male) perché al tribunale di Roma si è tenuta l’udienza sull’azione giudiziaria avviata dai commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria per le rate non pagate e relative all’acquisto dell’ex compagnia di navigazione pubblica. I commissari (Stefano Ambrosini, Beniamino Caravita di Toritto e Gerardo Longobardi) avevano per questo agito chiedendo al tribunale il sequestro conservativo dei beni di Compagnia Italiana di Navigazione (la società veicolo che ha rilevato l’ex Tirrenia), dunque sia le navi che i contributi pubblici erogati dallo Stato per la continuità territoriale, ma oggi il giudice si è riservato di decidere sulla questione. In pratica, quindi, bisognerà attendere ancora per conoscere quale sarà l’esito finale di questa azione giudiziaria.

Moby nella primavera del 2017 aveva mancato il pagamento di una prima rata da 55 milioni di euro, cui ha fatto seguito lo scorso anno un ulteriore mancato saldo per 60 milioni e nel 2021 rimarrebbe da pagare una terza rata da 65 milioni. La compagnia di navigazione controllata da Vincenzo Onorato ritiene di essere nel giusto giustificando il mancato saldo di queste rate con una clausola del contratto di cessione di Tirrenia che sospenderebbe (secondo la loro interpretazione) questi debiti fino a quando non sarà conclusa la procedura aperta dalla Commissione Europea per gli aiuti di Stato a Tirrenia pre-privatizzazione.

Entro fine gennaio, comunque, sarà possibile saperne di più anche sulle sorti future della ‘balena blu’ da un punto di vista finanziario e operativo perché i vertici di Moby e Tirrenia informeranno i sindacati dei lavoratori in merito alle modalità e tempistiche di attuazione del progetto di riorganizzazione aziendale che prevede, tra l’altro, la chiusura delle sedi amministrative di Napoli e Cagliari.

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