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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Coronavirus: possibile infezione per l’economia globale?

Contributo a cura di Antonella Teodoro *

*  consulente dei trasporti presso MDS Transmodal

 

La globalizzazione consente alle aziende di decidere dove localizzare le proprie risorse e di spostarsi rapidamente da un luogo a un altro in risposta a un cambiamento geopolitico. Ma quanto velocemente un’azienda può decidere di trasferire le proprie fabbriche quando la causa della sua ansia nel rimanere dove basa la sua produzione si chiama “2019-nCoV”? “Non abbastanza rapidamente” direbbe qualcuno con sempre più aziende con sede in Cina costrette a sospendere le loro produzioni.

Il virus si è diffuso rapidamente in tutto il mondo da quando sono stati riportati i primi casi a Wuhan, nella Cina centrale, lo scorso dicembre. Da allora, si contano oggi (3 febbraio) almeno 360 morti e più di 17.000 persone contagiate con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) costretta a dichiarare l’epidemia un’emergenza di sanità pubblica d’interesse internazionale. Il bilancio del virus aumenta rapidamente e con essa la paura.

Wuhan, città con circa 11 milioni di abitanti, rimane isolata dal resto del mondo e sarà costretta a prolungare la sua vacanza del Lunar New Year per giorni (se non settimane). E Wuhan non è l’unica città cinese a essere stata chiusa. Anche Shanghai, che ospita il porto container numero uno al mondo con oltre 42 milioni di Teu spostati nel 2018 e che ha attirato oltre 260 servizi marittimi nel 2019, è nella lista.

Cercare di stimare i possibili impatti del coronavirus sull’economia globale è tutt’altro che facile. Forse, l’ultima crisi sanitaria che ha colpito la Cina, la Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) potrebbe offrire una guida. Forse, ma la SARS è successa 17 anni fa e 17 anni sono un periodo lungo quando si guarda alla evoluzione economica della Cina. Dal 2003, la quota della Cina sul Pil globale è aumentata dal 4% a oltre il 16% (sulla base dei dati del Fmi) e la Cina è oggi i maggiore esportatore di beni di consumo come descritto nella tabella seguente.

Tabella 1 – esportazioni cinese, % sul commercio globale, TEU

Top 10 SITC2D Top 10 SITC2D_text China’s exports, 2003 China’s exports, 2019 China’s exports % global trade, 2003 China’s exports % global trade, 2019
89 Manufatti vari 2,219,316 5,727,018 51.60% 58.40%
77 Macchine elettriche 1,396,589 4,274,057 24.80% 46.80%
65 Tessili e articoli confezionati 744,715 3,450,808 23.60% 49.20%
69 Produttori di metallo – altro 860,417 3,004,254 38.10% 53.50%
82 Mobilia 874,405 2,973,080 41.60% 55.70%
62 Produttori di gomma 457,805 2,926,755 20.00% 44.00%
66 Produttori minerali 672,455 2,516,341 27.90% 43.10%
81 Sanitario / idraulici / riscaldamento / illuminazione 565,796 2,163,484 55.20% 74.20%
74 Macchinari industriali generali 320,065 2,005,746 24.90% 51.30%
76 Telecomunicazioni e apparecchiature di registrazione 991,944 1,780,390 45.30% 52.30%
All others 6,739,462 18,680,861 34.20% 51.70%
Grand Total   15,842,969 49,502,794 21.40% 31.50%

Fonte: MDS Transmodal World Cargo Database Gennaio 2020

Il ruolo che la Cina svolge nella catena di approvvigionamento in tutto il mondo è così centrale che le aziende che operano a livello globale sono ora preoccupate su cosa potrebbe accadere se questa emergenza dovesse persistere.

Il Lunar New Year rappresenta una miniera d’oro per lo shopping e un periodo chiave per l’economia cinese. Con il virus emerso durante il periodo delle festività, gli impatti negativi sul Pil per il primo trimestre del 2020 saranno inevitabili: gli acquisti di bevande con gli amici e parenti che si ritrovano per le festività e gli acquisti impulsivi che si effettuano durante la stagione delle vacanze sono andati persi. Inoltre, con il passare del tempo, anche la possibilità per le aziende di accelerare la loro produzione e di riconquistare le fette di vendita non materializzatesi nelle ultime settimane si sta assotigliando, con l’incidenza sulle catene di approvvigionamento in tutto il mondo sempre più pressante. Ad esempio, le aziende che si accingono a preparare le loro scorte in prossimità delle nuove tendenze stagionali, guarderanno agli sviluppi del coronavirus in apprensione. Come per gli acquisti impulsivi, così per la moda: una volta che è passata, è passata.

Dato che per un vaccino al virus potrebbero volerci mesi (se non anni), ci si potrebbe aspettare che la velocità con cui l’epidemia si sta diffondendo potrebbe indurre le aziende oggi collocate in Cina a spostare la produzione altrove. Nessuno sa con certezza in questa fase quale potrebbe esser la mossa più saggia, se “wait and see” o “to go”. Ciò che sembra essere chiaro è che il coronavirus sta aggiungendo un altro livello di complicazione a un’economia globale che stava appena iniziando a respirare di nuovo dopo il recente sollievo dalle tensioni commerciali.

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