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Interviste

Le nuove confessioni di Vincenzo Onorato al Corriere della Sera

Vincenzo Onorato, patron del Gruppo Moby, dopo qualche settimana di silenzio è tornato a parlare con un post sulla sua pagina Facebook. Replicando a un articolo del Corriere.it nel quale in pratica vengono riassunte le notizie degli ultimi mesi, l’esperto armatore partenopeo si rivolge al direttore Luciano Fontana per fare “alcune precisazioni” e suggerire “un […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
5 Febbraio 2020
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Onorato Vincenzo (Onorato Armatori – Moby) NC 184

Vincenzo Onorato, patron del Gruppo Moby, dopo qualche settimana di silenzio è tornato a parlare con un post sulla sua pagina Facebook. Replicando a un articolo del Corriere.it nel quale in pratica vengono riassunte le notizie degli ultimi mesi, l’esperto armatore partenopeo si rivolge al direttore Luciano Fontana per fare “alcune precisazioni” e suggerire “un accorto approfondimento” su questioni “un po’ più complesse” di come sono state rappresentate nell’articolo. 

Onorato scrive che fino al 10 settembre dell’anno scorso Moby stava “performando il piano industriale voluto e approvato dal security agent delle banche, Unicredit, senza alcun problema. Il 10 settembre alcuni bondholders, che hanno acquistato il bond molto dopo la sua emissione e a un prezzo depresso, hanno presentato un’istanza di fallimento prospettico alla scadenza del suddetto bond, nel 2023, paventando una difficoltà di rimborso a quell’epoca”. Questa istanza, come noto, è stata respinta dal tribunale ma ciò, tuttavia, avrebbe “innescato una reazione a catena in cui si identificano precise responsabilità” secondo Onorato.

L’armatore rivela per la prima volta (anche se era stato anticipato dalla stampa) che i soldi derivanti dallo scambio di navi (poi saltato) con la compagnia danese DfdS sarebbe serviti a “rimborsare anticipatamente le banche finanziatrici in pool, che sarebbero rimaste esposte per soli 34 milioni di euro sui finanziamenti navali. In ottemperanza a questo piano abbiamo provveduto a negoziare la vendita di due navi il cui ricavato, 75 milioni di euro, sarebbe andato, per ben 66 milioni di euro, a rimborso anticipato delle banche”.

Onorato, ripercorrendo le tappe che hanno portato al fallimento della compravendita di traghetti prevista entro fine ottobre, ha rivelato un dettaglio nuovo: “UniCredit non ha mai risposto alla nostra richiesta di rilascio delle ipoteche lasciando scadere i termini contrattuali della consegna delle navi.  Condotta censurabile anche perché se UniCredit avesse risposto ufficialmente con un rifiuto, sarebbe andata contro l’obbligo di vendita delle navi da essa stessa voluto e presente nel piano industriale da lei approvato. Per non perdere questa vendita e ottemperare al nostro piano industriale è stato anche proposto, d’accordo con i bondholders, di ‘parcheggiare’ la somma in un escrow account che avrebbe tutelato UniCredit da azioni promosse dai bondholders”. Questo aspetto finora non era mai stato ufficializzato da Moby. 

Il numero uno della balena blu passa poi ad affrontare le questioni legate alle navi noleggiate a scafo nudo dalla società dei figli Achille e Alessandro, la Fratelli Onorato Armatori, spiegando che: “Il noleggio delle due navi attraverso la società Fratelli Onorato, noleggio che tra l’altro ha prodotto valore in Moby in termini di risultato, aveva come ratio evitare di portare altro debito in Moby finché non fosse stato effettuato un deleverage finanziario importante, ciò che stavamo per fare. Per inciso, abbiamo già notificato alle banche la nostra pronta disponibilità a reinserire queste unità nel perimetro Moby”. Anche questo è un dettaglio finora sconosciuto delle strategie di Onorato per il futuro. 

Il patron di Moby affronta anche le questioni dei finanziamenti ai partiti e le consulenze alla Casaleggio e associati affermando quanto segue: “Sono stato anche tacciato di aver finanziato Matteo Renzi e Casaleggio Associati e altri movimenti politici per interessi personali. I miei sforzi erano e sono finalizzati esclusivamente a promuovere una legge che metta fine a questa indegna speculazione degli armatori italiani che sulle navi del nostro paese preferiscono gli extracomunitari perché li pagano una miseria rispetto ai nostri connazionali. Ad oggi il solo politico che si è esposto con una legge finalizzata a sanare questa vergogna è stato il senatore Roberto Cocianchich. L’emendamento conclusivo e strutturale della sua legge è stato ritirato dall’allora ministro dei trasporti. Questo è un paese delle lobby! Sono stato anche accusato di aver finanziato la Casaleggio e associati ma nessuno ha approfondito che da anni lavorano, e sono i mietitori del settore, alla mia pagina pubblica su Facebook dove combatto per la tutela dell’occupazione dei marittimi”. 

Il post dell’armatore conclude dicendo che “il gruppo che fa capo ad Onorato Armatori, malgrado quest’attacco che è stato estremamente costoso per noi, chiuderà i risultati di gruppo del 2019 in utile, con risultati migliorativi del doppio rispetto all’anno precedente.

Ricordo infine che gli asset di Onorato Armatori, a mia stima, superano il valore di 1 miliardo e 200 milioni di euro. Quello che abbiamo e stiamo subendo é un attacco ‘chimico’, strumentale, che porterebbe ad alcuni finanziatori, che hanno investito qualche decina di milioni di euro, una resa 10 volte superiore al capitale investito e ai nostri competitor commerciali un mercato da spartire. È un tentativo, non banale, di uccidere un’azienda sana, non moribonda come si vuol far credere”.

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