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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Giannotti (Assoporti): “Nel mirino di Bruxelles anche tasse portuali, diritti marittimi e risorse per infrastrutture”



Milano – Nonostante la sua lunga esperienza e vasta conoscenza della politica portuale, il segretario di Assoporti, Oliviero Giannotti, ammette che, complice soprattutto la procedura di Bruxelles per tassare le attività economiche svolte dai porti, presto le port authority italiane saranno un qualcosa di diverso e di difficilmente decifrabile rispetto a oggi.

Intervenendo all’ultima edizione dei convegni organizzati a Milano nell’ambito dell’evento Shipping, forwarding & logistics meet industry, Giannotti ha ripercorso con un rapido excursus quanto avvenuto negli ultimi tempi sulle banchine italiane e in Parlamento.

E’ partito dal “comma 590 della Legge Finanziaria” che ha imposto “la riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi da parte delle Autorità di sistema portuale rispetto alla media delle stesse spese negli anni 2016, 2017 e 2018”. Giannotti però ha ricordato: “Nel 2106 le Autorità di sistema portuale non erano istituite. Come si fa? Anche ammesso e non concesso che si possano prendere i bilanci delle allora esistenti Autorità portuali, cosa succede a quelle AdSP che oggi sono formate da ex porti sedi di Autorità portuali più altri scali”.

Questa misura voluta dal Governo pone poi un altro interrogativo: “Come si faranno poi le manutenzioni? Come acquistare i servizi di digitalizzazione?”. Non vuole essere polemico con Roma il segretario di Assoporti ma definisce tutte queste criticità dei dati di fatto.

Durante il suo discorso è passato poi a esaminare le attività dei terminalisti che hanno l’esigenza di ricevere risposte definitive e in tempi rapidi. “Se non hanno avuto un giusto ritorno degli investimenti hanno delle difficoltà. Come poter fare a migliorare questa cosa?” ha domandato. Ricordando che invece “la Cassazione recentemente ha sentenziato che i concessionari devono pagare l’Imu. Cosa che non era prevista prima”. E poi: “Il comma 761 della Legge di Bilancio aumenta del 3,5% l’aliquota dell’imposta sul reddito per gli operatori terminalisti. È un dato di fatto”. Insomma vengono cambiate le carte in tavola e non certo a favore delle imprese che investono nei porti.

Un passaggio Giannotti lo dedica alla “capacità d’interventi rapidi da parte delle Autorità di sistema portuale” sottolineando che “recentemente il Provveditorato alle opere pubbliche (di Brindisi, ndr) ha dato un parere secondo il quale per aprire una finestra su un muro per realizzare un info point bisogna rifare il Piano Regolatore Portuale. Non mi invento nulla”.

L’ultima questione, la più importante e delicata, sulla quale Giannotti ha focalizzato la conclusione del suo intervento è la tassazione dei canoni portuali, materia che personalmnete segue fin dal principio della procedura avviata da Bruxelles nel 2013. “Cosa succederà? Due effetti” ha spiegato il segretario generale di Assoporti. “Se l’AdSP è chiamata a pagare le tasse sui canoni di concessioni e autorizzazione introitati, non dico che sia automatico ma è presumibile che ci sarà un aggravio di costi per i terminalisti” ha detto.
Poi ha proseguito aggiungendo: “Le Autorità di sistema portuale sono dalla legge 84/1994 soggetti di regolazione per il coordinamento e controllo delle attività portuali. La riforma 169/232 (del 2016, ndr) non ha cambiato questo elemento, anzi semmai ha apportato una organizzazione ancora più centralistica, quindi la natura pubblica è quella”. Per Bruxelles “le concessioni e autorizzazioni sono frutto di attività economica. E aggiungo che noi per semplicità parliamo di tassazione dei canoni per autorizzazioni e concessioni, ma chi avesse avuto voglia e tempo di leggersi la documentazione della Commissione Europea può leggere che l’Europa se la prende anche con le tasse portuali, con tutte le risorse dello Stato per opere infrastrutturali e con i diritti di porto”.

Da qui le conclusioni: “A quel punto diventa attività prevalente dell’Autorità di sistema portuale l’attività economica, quindi si trasforma da un soggetto per il mercato a un soggetto nel mercato. Cambia radicalmente. Io dunque mi limito a dire che tutto quello che abbiamo conosciuto non ci sarà più e quello che sarà nessuno lo sa”.

Nicola Capuzzo

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