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L’emergenza Coronavirus costerà caro ai porti italiani secondo il Freight Leaders Council

I porti italiani, in special modo quelli più dipendenti dai traffici container con la Cina come Genova, salerno e altri, vanno incontro a un significativo crollo dei volumi per effetto dell’emergenza Coronavirus se la situazione non verrà risolta in tempi brevi. L’allarme arriva dall’associazione che riunisce i maggiori player della logistica nazionale con l’obiettivo di […]

di Nicola Capuzzo
12 Febbraio 2020
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I porti italiani, in special modo quelli più dipendenti dai traffici container con la Cina come Genova, salerno e altri, vanno incontro a un significativo crollo dei volumi per effetto dell’emergenza Coronavirus se la situazione non verrà risolta in tempi brevi. L’allarme arriva dall’associazione che riunisce i maggiori player della logistica nazionale con l’obiettivo di studiare l’andamento del settore secondo la quale le conseguenze dell’emergenza si faranno sentire pesantemente sui flussi di merci e sull’intera economia.

Secondo le prime stime del Freight Leaders Council “la riduzione dei container potrebbe arrivare fino al 20% per il nostro sistema come Genova o Salerno, per via dello stop delle partenze dalla Cina. Con ricadute dirette su tutta la catena logistica (spedizionieri, autotrasporto, magazzini) fino a mettere in sofferenza settori chiave per l’economia, quali l’automotive, l’elettronica e la produzione di macchinari altamente specializzati. Già da ora è possibile rilevare fattori negativi per il mercato: i costi per le spedizioni da e per la Cina stanno aumentando, mentre le portacontainer in arrivo nei porti cinesi stanno incontrando diversi disagi, dovuti principalmente alla mancanza di personale per lo scarico delle merci”.

Massimo Marciani, presidente dell’associazione, afferma: “Stiamo monitorando costantemente la situazione che per il momento rimane sostanzialmente invariata grazie al flusso delle scorte che riforniscono i mercati. Tuttavia i disagi per le nostre aziende impegnate a vario titolo nella supply chain sulla direttrice Cina-Italia sono già iniziati. Se l’emergenza Coronavirus non cesserà al più presto, permettendo alla Cina di riattivare la produzione industriale almeno entro il mese di febbraio, la logistica italiana rischia di pagare un conto molto salato”.

Gli analisti internazionali concordano sul fatto che i danni all’economica globale potranno essere gestibili se l’emergenza cesserà entro la fine del mese, ma lo slittamento al 17 febbraio della ripresa delle attività in Cina non fa ben sperare. A ciò si aggiungono anche le previsioni al ribasso delle agenzie di rating sul Pil cinese.

Freight Leaders Council prosegue ricordando che l’Italia è il quarto partner commerciale della Cina, stando alle rilevazioni di Info Mercati esteri del Ministero degli Affari esteri. Le importazioni, in crescita, sono state pari a 30,8 miliardi di euro nel 2018. Dalla Cina arrivano, soprattutto via mare con traffico container, prodotti tessili e abbagliamento, computer e elettronica, macchinari e manufatti in plastica e metallo. Anche l’export, benché più contenuto (pari a 13,2 miliardi nel 2018), pone la Cina al quarto posto tra i nostri partner commerciali, soprattutto nel campo della chimica, farmaceutica, veicoli, mobili e abbigliamento.

“Una bilancia commerciale che, tradotta in container, sviluppa 1,1 milione di TEU in entrata e 800 mila in uscita” sostiene l’associazione. “Ovvero circa il 18% del traffico containerizzato rispetto ai 10,3 milioni di Teu movimentati nei principali porti italiani sempre nel 2018 (dati centro studi Federspedi). Una perdita, quella del traffico container da e per la Cina, che andrebbe a indebolire ancora di più il sistema portuale italiano, già minato nella competitività negli ultimi anni”.

Quindi, di fronte a un sistema infrastrutturale che già non gode di buona salute gli effetti del coronavirus rischiano di essere fortemente depressivi.  “I porti italiani – conclude Marciani – scontano l’inadeguatezza dei fondali, troppo poco profondi per le mega navi, ma anche i limiti infrastrutturali del Paese. Il crollo del Ponte Morandi è già costato il 5% del traffico al porto di Genova. A questa emergenza nazionale, si aggiungerebbe anche quella sanitaria dovuta all’allarme internazionale che, se non gestita adeguatamente, andrebbe a minare un sistema già di per sé compromesso”.

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