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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Giornata di ansia e preoccupazioni nella logistica italiana per il Coronavirus

Come’era prevedibile, i timori che le misure preventive imposte da diverse regioni del nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria) per limitare la diffusione del contagio da Coronavirus potessero avere un impatto negativo e diretto sulle attività di logistica e trasporti sono stati prontamente confermati. La giornata di oggi, lunedì 24 febbraio, è stata contraddistinta da messaggi rassicuranti da parte delle aziende e delle associazioni di categoria contrapposti a richieste di maggiori tutele sanitarie da parte dei rappresentanti dei lavoratori.

Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, in un tweet ha scritto: “Chiediamo alla Ministra De Micheli l’istituzione di una Task Force presso il MIT per monitorare e gestire impatti Coronavirus su logistica”. In provincia di Lodi, una delle zone rosse per la diffusione del Coronavirus, molte piattaforma logistiche lavorano a mezzo servizio per l’assenza di lavoratori e per i limiti alla circolazione delle persone imposti dall’ordinanza della Regione Lombardia. Lo stesso vale in Veneto. In taluni casi ci sono stati magazzini completamente inattivi.

Massimo Olivetti, manager di Deloitte Consulting, ha commentato così su Linkedin il fenomeno in atto: “Le catene logistiche maggiormente colpite comprendono l’high-tech, la farmaceutica, il fashion/luxury e l’automobilistica per la loro dipendenza dalla Cina e da spedizioni just-in-time. Per me le previsioni (del Fondo Monetario Internazionale, ndr) di una perdita dello 0,3% del Pil sono fin troppo ottimistiche, considerando che non bisogna considerare solo gli impatti sull’import ma anche sull’export (es: vino, prodotto più esportato dall’Italia in Cina). E se il covid-2019 facesse ripensare tutta la propria filiera produttiva? Il risparmio con la decentralizzazione e l’allungamento della catena logistica, potrebbe diventare un boomerang in un momento di crisi come questo?”.

I sindacati dei lavoratori dei porti, della logistica e dei marittimi si sono tutti attivati per chiedere alle aziende di mettere in atto tutte le azioni necessarie per prevenire contagi, compresa la fornitura di mascherini e altre attrezzature necessarie, e ricordando loro la responsabilità del datore di lavoro. Molte aziende hanno invitato i dipendenti a lavorare da casa in smart working.

Il presidente dei porti di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, oggi ha affermato: “A gennaio non abbiamo effetti sul traffico, prevediamo che inizieremo ad averli in misura consistente da marzo-aprile. La Cina pesa di più sulle importazioni, mentre è chiaro che se avremo problemi con Lombardia e Piemonte il calo dei traffici riguarderà sia l’import sia l’export”.

In seguito alle azioni intraprese dalle autorità italiane per il contenimento della diffusione di Coronavirus, il Gruppo Contship Italia ha informato tutti i clienti e i partner commerciali che “le operazioni terminalistiche a La Spezia (Lsct), Ravenna (Tcr) e Melzo (Rhm), così come i servizi di trasporto intermodale offerti da Hannibal e Oceanogate Italia, procedono in maniera regolare”. Lo stesso vale per gli altri terminal e scali portuali del Nord Italia dove l’operatività prosegue regolarmente seppure con le cautele e le criticità che l’attuale situazione impone.

A Milano per alcune ore le visite doganali alle merci sono rimaste bloccate e gli operatori sono in attesa di capire quando riprenderanno regolarmente.

Alessandro Laghezza, vertice dell’omonimo gruppo spezzino e presidente di Confetra Liguria, su Linkedin ha scritto: “Eravamo pronti a un calo del lavoro fra il 10 ed il 20% relativo alla situazione in Cina. Non potevamo immaginare che anche l’Italia si fermasse. Il peso economico sulle aziende della filiera logistica sarà devastante. Servirà, una volta tanto, il supporto dello Stato”.

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