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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Per banchero costa ci vorranno mesi prima che il liquid bulk torni alla normalità

Gli effetti dell’emergenza sanitaria del Coronavirus si faranno sentire sul mercato delle petroliere ancora per molti mesi a venire, probabilmente anche dopo il primo semestre dell’anno in corso, e a soffrirne saranno soprattutto le esportazioni di greggio dall’Arabia Saudita.

Nel suo report di mercato settimanale la società di brokeraggio navale banchero costa ha evidenziato che “l’epidemia di Coronavirus COVID-19 probabilmente si estinguerà in 3-6 mesi, proprio come la Sars, l’H1N1 e il Mers hanno fatto rispettivamente nel 2003, 2009 e 2012. Ma l’impatto sull’economia globale, e sui mercati petroliferi in particolare, sarà significativo. Le vacanze in Cina sono state prolungate, molte città sono in isolamento parziale o totale, c’è incertezza su quando i lavoratori potranno spostarsi nuovamente nelle città e nelle province costiere a causa delle politiche di quarantena e delle restrizioni nei viaggi, molti cantieri e fabbriche rimarranno probabilmente chiusi per settimane se non per mesi”.
L’ufficio studi del broker marittimo genovese ha aggiunto che “secondo alcune stime la domanda di petrolio cinese è scesa di circa il 20%, ovvero di circa 3 milioni di barili/giorno. Questa è una pessima notizia per l’Opec e per l’Arabia Saudita in particolare. Questo mercato è infatti particolarmente esposto al mercato cinese attualmente poiché, per effetto del boom della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti, i sauditi hanno perso gran parte del mercato che avevano nelle Americhe e dipendono sempre più dalla Cina e dall’India per l’acquisto del loro greggio. Inoltre, sotto la guerra commerciale con gli Usa, la Cina ha ridotto drasticamente le importazioni di petrolio dagli Usa, e ha invece iniziato a importarne di più dal Medio Oriente, a vantaggio dei sauditi”.

L’analisi di banchero costa sottolinea dunque che “qualsiasi calo della domanda cinese danneggia i sauditi più di qualsiasi altro esportatore di petrolio. I sauditi hanno puntato tutto sul paniere cinese, e ora quel paniere sembra sempre più fragile, almeno a breve termine. Nei 12 mesi del 2019, l’Arabia Saudita ha esportato 344,6 milioni di tonnellate di greggio, secondo i dati di tracciamento delle navi di Refinitiv. Ciò rappresenta un calo del -2,1% su base annua, rispetto ai 352,0 milioni di tonnellate esportate nel 2018, come conseguenza dei tagli di produzione concordati. Tuttavia, il totale del 2019 è stato comunque superiore dello 0,9% rispetto ai 341,6 milioni di tonnellate di greggio esportate nel 2017”.
Secondo Banchero Costa, “c’è stato un rimescolamento molto significativo nei modelli commerciali. Nel 2019 le esportazioni di greggio dall’Arabia Saudita verso la Cina sono aumentate del +44,2% a 78,5 milioni di tonnellate. La Cina è ora la destinazione del 23% del totale delle esportazioni di greggio saudita via mare, rispetto al 16% del 2018. Le esportazioni dall’Arabia Saudita verso gli Usa sono invece crollate del -50,9% su base annua a soli 20,8 milioni di tonnellate nel 2019, da 42,4 milioni di tonnellate nel 2018. Gli Stati Uniti rappresentano oggi solo il 6% del totale delle esportazioni di greggio saudita via mare, in calo rispetto al 12% del 2018. Il Giappone è stato la prima destinazione del greggio saudita fino al 2018. Tuttavia, la quota del Giappone è scesa ad appena il 15% nel 2019. Nel 2019 l’Arabia ha esportato in Giappone 53,1 milioni di tonnellate di greggio, in calo del -6,7% su base annua. Anche le spedizioni verso la Corea del Sud sono scese lo scorso anno a 39,9 milioni di tonnellate, in calo del -3,0% su base annua. L’India ha superato la Corea come terzo maggiore importatore di greggio saudita, con una quota dell’11,8%. Nel 2019 l’India ha importato 40,8 milioni di tonnellate dall’Arabia , con un incremento del 4,7% su base annua. Anche le esportazioni verso l’Europa sono diminuite nel 2019. Le spedizioni dirette verso i porti europei sono diminuite del -25,7% su base annua a soli 9,1 milioni di tonnellate. Anche le spedizioni verso Ain Sukhna in Egitto (per il gasdotto Sumed verso il Mediterraneo) sono diminuite del -3,4% a 33,2 milioni di tonnellate” ha concluso l’ufficio studi della broker house genovese.

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