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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Profonda crisi o impennata dei noli per i container dopo il Coronavirus?

L’impatto della pandemia di Coronavirus sul trasporto marittimo di container non si può escludere che sarà simile agli effetti che provocò la crisi finanziaria del 2008. Lo sostiene la società danese di analisi e ricerca SeaIntelligence affermando.

“Ciò implicherebbe una perdita potenziale di volume del 10%, pari a 17 milioni di Teu a livello globale. Per i porti e i terminal si prevede una perdita potenziale di circa 80 milioni di Teu movimentati nel 2020” ha sottolineato Lars Jensen, amministratore delegato di SeaIntelligence.

Il vero problema di fondo è l’impatto che la pandemia avrà a lungo termine nel 2020 e possibilmente anche oltre, non solo sulla spesa dei consumatori, ma anche sulla disponibilità delle aziende a ordinare merci in primo luogo. Oltre che sulla loro capacità di farlo, visto che sta cominciando a profilarsi un possibile problema di liquidità finanziaria. Esiste anche un rischio realistico di fallimenti.

Il lato positivo è che ci sono due elementi che aiutano i vettori marittimi. Uno è il crollo del prezzo del petrolio, che agisce come un’iniezione di liquidità a breve termine per le compagnie di navigazione che due mesi fa pagavano il sovrapprezzo del bunker sulla base del prezzo del petrolio e che oggi pagano prezzi stracciati per il carburante. L’altro aspetto positivo per le shipping company è l’attenzione e la prontezza che hanno dimostrato nel cancellare le partenze e nell’evitare di abbassare i noli per riempire le navi.

“Questo significa che finora le tariffe sono state relativamente stabili nonostante l’impatto del coronavirus proveniente dalla Cina e potrebbero anche superare il prossimo periodo se vedremo una nuova serie di blank sailing” suggerisce SeaIntelligence.

Ci sono però motivi anche per vedere il bicchiere mezzo pieno. La società danese di analisi e ricerca invita infatti a osservare con attenzione la possibili positive conseguenze di un brusco rialzo dei volumi di merce da trasportare via mare abbinato a una ridotta offerta di stiva e conseguentemente a rate di noli che schizzerebbero verso l’alto”.