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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

L’allarme dei piloti: “Siamo in forte carenza di mascherine e Dpi”



Nuove regole per non concentrare arrivi e partenze delle navi e ridurre i contatti delle squadre di addetti ai servizi di pilotaggio, rimorchio e ormeggio in questa fase di emergenza per Coronavirus. Rallentare e gestire oggi per non interrompere domani la policy della Capitaneria di porto con l’obiettivo di ridurre l’incontro tra gli operatori ed evitare che un potenziale contagio porti all’isolamento preventivo di un numero elevato di persone da causare una paralisi del servizio. Uno scenario che impone accortezza e tra i soggetti particolarmente a rischio, nell’ambito portuale, ci sono anche i piloti.

“I piloti italiani in questi giorni e in queste notti continuano a salire e scendere dalle navi per consentire alla Nazione i normali approvvigionamenti necessari” spiega Francesco Bandiera, presidente della Federazione Italiana Piloti dei Porti, che ha da poco annunciato l’inevitabile rinvio della propria assemblea annuale che avrebbe dovuto tenersi a Roma il prossimo 6 aprile.

A proposito di come viene gestita l’attuale situazione di criticità il presidente di fede piloti spiega: “L’esperienza emergenziale che stiamo vivendo ci sta insegnando che un vero e proprio ‘Crisis Management plan’ è fondamentale, ed è un tema che, quando i tempi saranno migliori, credo valga la pena di affrontare. Anche il servizio di pilotaggio potrebbe trarne giovamento prevedendo dei modelli di risposta più adeguati e omogenei. Noi, che rappresentiamo un servizio pubblico del Paese, non abbiamo mai smesso di garantire la normale attività lavorativa dando il nostro contributo alla nazione per gli approvvigionamenti necessari in questo difficile momento. I servizi tecnico-nautici in generale e quello di pilotaggio in particolare, nel contesto emergenziale in cui ci troviamo, continueranno a operare per garantire la sicurezza della navigazione e dell’approdo, supportando la quotidiana opera dei comandanti dei porti”.

I piloti sono i primi a salire a bordo di una nave prima che entri in porto, e per questo sono maggiormente esposti al contagio e perciò si sono dati delle regole ben precise. “Dai primi giorni di gennaio – prosegue spiegando il com.te Bandiera – quando l’emergenza COVID-19 era già nella sua fase più acuta in Cina, in Federazione abbiamo iniziato a ragionare su eventuali misure di contenimento. La prima preoccupazione è stata che, nell’ipotesi di un allargamento dell’emergenza, poi purtroppo puntualmente verificatasi, andava tutelata l’operatività della Corporazione evitando una ‘quarantena generalizzata’ che ne avrebbe pregiudicato il funzionamento. La corporazione dei Piloti di Messina e Gioia Tauro è stata la più esposta al rischio di contagio inizialmente perché i suoi porti, o solamente anche nel transito dello Stretto, ricevono la maggior parte delle navi provenienti dalla Cina. È quindi anche stata la prima Corporazione ad avere disposto l’utilizzo di guanti e mascherine ai suoi piloti ancor prima dell’uscita del decreto ministeriale”.

Il presidente di Fedepiloti manifesta però qualche preoccupazione. “Al momento siamo in forte carenza di Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale) e, assieme al direttore Giacomo Scarpati, ci stiamo adoperando incessantemente su più fronti per reperire il necessario nel più breve tempo possibile per tutti i piloti italiani”.

Un’altra importante misura adottata ormai ovunque, ma preventivamente valutata e condivisa con il Comando Generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, è stata quella di rimodulare i turni in modo da evitare i contatti diretti tra i piloti, oltre a programmare il traffico cercando di evitare, per quanto possibile e nel rispetto sempre delle esigenze del traffico stesso, la concomitanza di più navi. “Il concetto principe è rallentiamo ora per essere pronti a correre dopo” aggiunge il presidente, al quale attualmente non risulta ci siano contagiati fra i suoi colleghi in giro per lo Stivale.

“Abbiamo però avuto – aggiunge – due soli casi di isolamento preventivo volontario (senza alcun sintomo) perché si trovavano in Nord Italia al momento della dichiarazione di zona rossa, seguendo le istruzioni regionali. Continuiamo comunque a mantenere altissimo il livello di attenzione seguendo scrupolosamente il protocollo sulle misure da adottare sui posti di lavoro in materia di Covid-19 emanate dal governo”.

Bandiera conclude con un ragionamento su come l’emergenza è attualmente gestita a livello nazionale: “Il nemico è invisibile e subdolo. L’unica maniera di fermarlo è evitarlo e dare il tempo a chi lo combatte “face to face”, il nostro straordinario personale medico sanitario, di fare quello che deve fare per sconfiggerlo. Le decisioni assunte dal Governo sono certamente coerenti con il frangente emergenziale ed è fondamentale seguire le indicazioni date. Chi può deve restare a casa e chi, come noi e gli altri servizi tecnico nautici, deve per forza uscire per mantenere attivi i servizi minimi necessari alla collettività, lo deve fare responsabilmente. Mi piace pensare che forse, passata l’emergenza, molti di noi riscopriranno la bontà di una vita più lenta e soprattutto che essere uniti è una necessità, ancor prima che uno slogan”.

Il rinvio dell’assemblea è stata una scelta obbligata ma doverosa dice: “Era evidentemente l’unica soluzione possibile, anzi abbiamo avuto qualche tentennamento iniziale in quanto, oltre al problema comune a tutti dell’approvazione del bilancio, quest’anno avremmo anche il rinnovo delle cariche direttive della Federazione. Al momento quindi andiamo avanti senza indugio mantenendo il massimo impegno nell’attività quotidiana di vicinanza a tutti i piloti indistintamente, all’amministrazione marittima, e al cluster nella sua totalità. Rimettiamo qualsiasi decisione appena avremo la certezza della fine di questa emergenza”.

Infine Bandiera commenta così l’episodio di un pilota che in Messico si è rifiutato di salire a bordo di una nave da crociera italiana impedendone così l’attracco: “Purtroppo sono comportamenti che, in assenza di direttive specifiche evidentemente del paese nel quale il fatto avviene, sono la diretta conseguenza della stigmatizzazione mediatica verso l’Italia in un momento così difficile. Non dimentichiamo però che anche noi quando scoppiò l’epidemia in Cina, abbiamo immediatamente reagito isolando anche chi da diversi anni vive e lavora nel nostro Paese. Nella vicenda specifica è però corretto e coerente l’atteggiamento dell’Authority Messicana che ha negato l’accesso della nave in porto senza il pilota. Anche nel nostro Paese il pilotaggio è obbligatorio per le ragioni ampiamente note e se qualche nave dovesse rifiutarsi di imbarcare il pilota solo perché italiano, non dovrebbe transitare, entrare o uscire dal porto”.

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