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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Covid-19: iniziata la terza fase della crisi per lo shipping dei container

Il mondo dello shipping è entrato nella terza fase della crisi globale che impatta sulla catena di fornitura delle merci. Lo sostiene SeaIntelligence Consulting, società di ricerca e analisi danese secondo cui l’impatto della pandemia di Coronavirus in corso peserà sulle linee di trasporto marittimo di container per circa 17 milioni di Teu e sui terminal portuali per circa 80 milioni di Teu imbarcati e sbarcati. L’analista Lars Jensen, però, si aspetta un significativo rimbalzo dei volumi trasportati nel 2021 dopo il crollo di quest’anno.

Jensen, secondo quanto riportato da Freight Waves, ha spiegato come attualmente sia in corso un effetto a catena sugli scambi commerciali e sulla logistica delle merci innescata dal  primo calo dell’offerta in Cina dopo l’esplosione dell’emergenza Covid-19. Con la rapida diffusione del virus in Europa e negli Stati Uniti, l’esperto analista si aspetta che gli importatori riducano i livelli delle scorte “fino a quando non avranno un’evidenza chiara della ripresa della domanda nei consumi”.

Ad American Shipper Jensen ha detto: “La prima fase è stata quando la Cina è stata chiusa a causa del virus e quindi c’è stato un calo dei volumi dei container a seguito della contrazione della produzione. La fase due era iniziata quando la produzione cinese si stava riprendendo. La fase tre è la chiusura del resto del mondo per effetto delle diffusione globale della pandemia che sta causando un forte calo della domanda a livello globale. C’è stata una sovrapposizione tra la seconda e la terza fase perché quando una stava per concludersi l’altra è improvvisamente iniziata e si è diffusa rapidamente”.

Ora ci troviamo dunque all’inizio della terza fase e il carico di merci in container che viene in questi giorni prenotato e spedito si basa su ordini che sono stati inviati alle fabbriche una, due o tre settimane prima. Non riflette dunque ciò che sta accadendo sul mercato in questo momento e i cui effetti si sentiranno completamente solo nelle prossime settimane.

Diversamente dal passato, però, questa volta le compagnie di navigazione hanno gestito l’emergenza al meglio, togliendo rapidamente dal mercato capacità di stiva con ripetuti blank sailing e ottenendo che le tariffe di trasporto non crollassero. Tanto che sulle rotte di backhaul dall’Europa e dagli Stati Uniti “si stanno ora vedendo aumenti dei noli a fronte di una capacità di trasporto ridotta” rileva Jensen. “Le tariffe di trasporto via mare sono diminuite un po’ durante la prima fase, ma in realtà non in modo significativo o catastrofico. Questo perché i vettori sono stati molto veloci nel rimuovere la capacità dal mercato e hanno inoltre mantenuto una strategia commerciale disciplinata evitando di abbassare i prezzi al fine di attrarre volumi crescenti”.

Questa settimana la China Container Industry Association (Ccia) ha comunicato che il recupero della movimentazione di container in Cina sta rapidamente recuperando. Dal 10 marzo scorso i terminal container, le chiatte, le ferrovie e il trasporto multimodale hanno ripreso a lavorare, mentre la capacità operativa dei camion e dei depositi per lo stoccaggio è pari a circa il 90% dei livelli pre Covid-19. I treni merci dalla Cina all’Europa stanno ora operando al 90% dei livelli precedenti.

La stessa China Container Industry Association in una nota rileva come lo spostamento dell’epicentro della pandemia verso l’Europa e il conseguente blocco del continente e di altri paesi sta innescando un’altra interruzione della catena di approvvigionamento.

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