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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Il blocco industriale dell’Italia si fa sentire sulle banchine del porto di Ravenna

Se a fine febbraio il traffico merci nel porto di Ravenna vedeva solo accennati gli effetti dell’emergenza pandemica da Covid-19 e del lockdown imposto al Paese (la movimentazione dei primi due mesi del 2020 aveva registrato un leggero calo dell’1,2% e una buona performance nel mese di febbraio, con un +0,9% rispetto febbraio 2019), il mese di marzo 2020 ha registrato, invece, una decisa flessione, con un calo nella movimentazione complessiva del -30,4% (1.761.883 tonnellate contro le 2.532.490 tonnellate di marzo 2019), portando il disavanzo del primo trimestre del 2020 a un -12,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Lo rende noto l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centro-Settentrionale spiegando che gli sbarchi e imbarchi del primo trimestre sono stati rispettivamente pari a 4.772.742 (-13,6%) e 816.083 (-7,2%) tonnellate. Nel primo trimestre 2020 le merci secche (rinfuse solide e merci varie) sono calate del -16,3% (quasi 710 mila tonnellate in meno), le rinfuse liquide di un più contenuto -1,9% mentre, le merci in container fanno risultare un -9% e quelle rotabili un – 8,1%.

Il comparto agroalimentare (derrate alimentari e prodotti agricoli), con 964.357 tonnellate complessive di merce movimentata, ha registrato nel primo trimestre 2020 un calo del -19% rispetto al primo trimestre 2019, proseguendo il trend negativo dei primi mesi del 2020. Particolarmente significativo il calo dell’import di cereali (-356.183 tonnellate) mentre più contenuto appare quello delle farine di semi oleosi (poco più di 2.500 tonnellate in meno). Secondo l’analisi della port authority sull’import cerealicolo pesano fattori mondiali connessi in questa fase all’emergenza coronavirus: si è registrato, in effetti, un rialzo di prezzo della materia prima, dovuto sostanzialmente alle difficoltà nella logistica e nei trasporti via terra e alle dinamiche più complesse per il grano importato via mare, come, ad esempio, gli ostacoli per noleggiare navi che possano sbarcare materie prime agricole nei porti italiani.

In controtendenza, invece, i semi oleosi, la cui movimentazione complessiva aumenta nel trimestre del 16%, per circa quasi 30 mila tonnellate, così come gli olii vegetali che aumentano di oltre 32 mila tonnellate (+15,5%). I materiali da costruzione, con 994.468 tonnellate movimentate complessivamente nel primo trimestre 2020, hanno registrato un calo dell’8,3% rispetto alla medesima movimentazione dello scorso anno; tale flessione è da imputarsi, principalmente, al calo delle materie prime per la produzione di ceramiche del distretto di Sassuolo (-63.175 tonnellate; -6,7%).

I prodotti metallurgici, con 1.473.392 tonnellate movimentate complessivamente nel primo trimestre 2020, diminuiscono di un -17% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, in particolare nella movimentazione dei coil (-18,9%; -314.537 tonnellate). All’inizio dell’emergenza pandemica da Covid-19, la produzione di acciaio dava già segni di rallentamento, con un incremento soltanto dell’1% rispetto ai primi due mesi del 2019. In diminuzione nel primo trimestre 2020 anche i prodotti petroliferi (-2,4%) e i chimici liquidi (- 16,4%).

Per i contenitori, pari a 48.064 Teu, nel primo trimestre 2020, si sono registrati 4.095 Teu in meno rispetto ai primi tre mesi del 2019 (-7,9%): la criticità della performance nel mese di marzo (che perde, rispetto a marzo 2019, il -17,3%, pari a 3.357 Teu) ha, di fatto, accentuato il pesante calo registrato già a inizio anno.

Infine segno negativo nel primo trimestre 2020, rispetto al primo trimestre del 2019, sia per i trailer (-6,8%) che per l’automotive (-46,5%) anche per la criticità della performance realizzata nel mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2019 (-13,9% per i trailer; -63,2% per gli automotive), che ha accentuato l’andamento negativo registrato sin da inizio anno.

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