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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Grilli (Ancip) chiude all’ipotesi di una totale deregulation del lavoro portuale

“Se l’obiettivo vuole essere quello di inquinare la portualità con i principi che valgono nella logistica e nei magazzini non ci stiamo. Il lavoro portuale ha dei costi fissi, che sono investimenti rappresentati in primis dalla formazione e dalla sicurezza, grazie al quale è possibile dare agli armatori un servizio di qualità”. E’ racchiuso in questo passaggio il ragionamento con cui Luca Grilli, presidente dell’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (Ancip), affida a SHIPPING ITALY la replica alla proposta sollevata da Paquale Legora de Feo. Il numero uno del terminal container di Napoli, Conateco, ha fra le altre cose proposto per il dopo emergenza Covid-19 di aprire alla concorrenza fra più prestatori di manodopera portuale nei porti. La legge, invece, prevede oggi che venga fatta una gara pubblica ma aggiudicare a un unico soggetto in ogni scalo questa funzione.

Nella sua replica Grili si dice stizzito “più che dalla proposta dal momento in cui è arrivata” visto che ora più che mai “i portuali stanno cercando di fare fronte comune con i sindacati e con gli altri stakeholders di settore” per superare la delicata fase attuale. Lo scatto in avanti sul tema della totale deregulation di Legora de Feo secondo il presidente di Ancip è “all’interno di un percorso circolare”. Tradotto: non porterà da nessuna parte.

“Non si può guardare con strabismo verso il modello del Nord Europa e le tariffe del Nord Africa. In Italia le tariffe sono bollinate da enti che hanno competenza in materia portuale e la fornitura di manodopera è una disciplina speciale” ricorda Grilli. Che tiene poi a ricordare che oggi “non esiste più alcun monopolio nel lavoro portuale perché le compagnie portuali per aggiudicarsi questi servizi vincono delle gare europee”.

Da qui il presidente di Ancip poi passa poi al ragionamento che questo tipo di proposte arrivano sempre a suo dire dai vettori marittimi attivi nel business dei container perché la volontà di fondo sarebbe quella di arrivare al contestato modello del facchinaggio dei magazzini dove regnano scarse garanzie contrattuali, salariali e bassa tutela sindacale. “Nei porti non ci stiamo a sentir parlare ancora di monopolio e di richieste di liberalizzazione totale perché andrebbe a discapito della sicurezza dei lavoratori” ha concluso il presidente dell’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali.