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Mattioli (Confitarma): “Noi armatori continuiamo a trasportare merci”



Contributo a cura di Mario Mattioli (presidente di Confitarma) riportato all’interno dell’inserto speciale “I numeri dei porti italiani” appena pubblicato da SHIPPING ITALY

 

“La debole situazione dell’economia del nostro Paese a fine 2019 risultava ancora in una sostanziale stagnazione con la produzione industriale in calo e l’export che cresceva poco, sostenuto un po’ dalle vendite extra-Ue, specie verso il Giappone e la Svizzera, ma con tassi negativi verso i mercati del Medio Oriente, del Sud America e della Cina. A fine anno, secondo le previsioni, l’espansione sarebbe stata modesta anche nel 2020, con aspettative per l’industria non molto ottimistiche.

Certamente i dazi commerciali imposti sui prodotti agroalimentari dagli Stati Uniti hanno influito negativamente, così come le incertezze globali per il settore dell’automotive e tutto il commercio mondiale registra un modesto trend di crescita.

Il trasporto marittimo, che serve il 90% del commercio mondiale, è quindi un importante testimone dello sviluppo economico mondiale che evidentemente dipende dalla domanda di materie prime, di merci alimentari, di beni semilavorati e finiti. Ed ecco perché la protezione delle linee marittime e del libero commercio ha un’importanza strategica ed è condizione imprescindibile per mantenere vitale lo sviluppo dell’economia e della società.

Non stupisce quindi che gli ultimi dati sui traffici marittimi da e per l’Italia, evidenzino una generale flessione delle tonnellate di merci movimentate nel 2019 nei nostri porti, sia per quanto riguarda le rinfuse, sia per quanto concerne le merci trasportate con navi operanti servizi di linea, siano esse portacontainer o traghetti.

Peraltro, se le navi dovessero fermarsi sarebbe un problema enorme per tutto il mondo e, in particolare per il nostro Paese caratterizzato da un’economia di trasformazione, dove le materie prime arrivano, per lo più da altri continenti, per essere processate in semilavorati e prodotti finiti e quindi destinate ad altri mercati in Europa e nel mondo.

Nonostante la flessione registrata in totale, nei porti italiani le linee di navigazione internazionali e di cabotaggio hanno movimentato circa oltre 480 milioni di tonnellate complessive. Per questo, noi armatori, di fronte alla grave emergenza del Coronavirus ci stiamo battendo affinché le nostre navi continuino a trasportare le merci necessarie per la vita quotidiana di tutti.

Diverso è stato l’andamento dei traffici passeggeri che nel 2019 ha registrato un aumento complessivo del 5% nei nostri porti, con punte del 32% per i passeggeri di traghetti e del 21% in più per i crocieristi, per un totale di quasi 56 milioni passeggeri totali.

È chiaro che oggi fare previsioni per l’anno in corso è praticamente impossibile perché la pandemia da coronavirus si sta ripercuotendo sul trasporto marittimo in modo diverso a seconda dei comparti.

Per esempio, il trasporto passeggeri (sia delle crociere che dei traghetti), si è praticamente fermato, mentre il trasporto di petrolio greggio e prodotti petroliferi, dopo una prima fase di incertezza, nel primo trimestre 2020 registra andamenti positivi sotto il profilo delle rate di nolo.

Purtroppo, anche se è ancora presto per poter fare previsioni e rilevare quali saranno gli effetti sull’economia reale, dai primi dati diffusi in questi giorni dall’Istat, emerge che la pandemia da Covid-19 ha causato quello che viene definito “uno shock generalizzato, senza precedenti storici”.

Inutile dire che le difficoltà operative riguardanti i trasporti marittimi sono molto numerose e molto complesse e che gli armatori italiani sin dai primi segnali di allarme si sono attivati per fronteggiare la gestione dell’emergenza al fine di garantire l’operatività delle navi e la regolarità dei traffici e soprattutto, per tutelare gli equipaggi a bordo delle nostre unità, mettendosi a disposizione delle Autorità nazionali e locali per contribuire alla soluzione di questa crisi sanitaria che ha colpito particolarmente il nostro Paese e che sta discriminando l’Italia e gli italiani nel mondo.”

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