Il quotidiano on-line del trasporto marittimo

Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Messina (Assarmatori): “Le port authority accettino di abbattere oneri e costi”



Contributo a cura di Stefano Messina (presidente Assarmatori) riportato all’interno dell’inserto speciale “I numeri dei porti italiani” appena pubblicato da SHIPPING ITALY

 

“Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’economia mondiale nel 2020 avrà una flessione del 3%. Nel 2009, dopo il fallimento di Lehman Brothers, la caduta del Pil globale si fermò allo 0,6%. E basterebbero questi numeri per far capire quanto sia grave questa crisi, che, sempre secondo il FMI farà scendere il Pil italiano del 9,1%, due punti in più delle altre grandi economie europee. È un disastro senza precedenti, uno tsunami che ha colpito in pieno tutto il cluster marittimo travolgendo compagnie di navigazione, porti, terminal e l’intera catena logistica.

Reggere l’urto e ripartire comporterà sacrifici enormi per tutti. Le compagnie stanno già affrontando una dolorosissima contrazione dei traffici merci e passeggeri, le navi da crociera sono ferme e i traghetti viaggiano solo per garantire la continuità territoriale delle isole e il traffico merci indispensabile al rifornimento del Paese, ma i flussi di liquidità che la biglietteria garantiva sono stati azzerati, mettendo a rischio sia la prosecuzione dei servizi sia il mantenimento degli attuali assetti occupazionali con ulteriori conseguenze anche sull’intero indotto.

Al Governo, quindi, gli armatori hanno chiesto garanzie pubbliche perché il credito non si esaurisca e si recuperi in altro modo la liquidità necessaria, ma non basta, bisogna intervenire anche sul lato dei costi e qui entrano in campo i porti e le autorità che li gestiscono. Ad esse Assarmatori ha chiesto che accordino alle compagnie di navigazione, soprattutto quelle impegnate nei servizi di collegamento con le isole e nei collegamenti marittimi ro-ro/ro-pax, le cosiddette autostrade del mare, una rimodulazione dei costi/canoni portuali dovuti per l’anno 2020, perché è evidente che quelle imprese non potranno sostenere tutte le spese necessarie per garantire la piena operatività delle navi (che sono in gran parte costi fissi), senza incassare la quantità dei proventi previsti prima del crollo. Discorso che vale anche per i diritti portuali per il traffico passeggeri e veicoli, i diritti d’uso dell’infrastruttura portuale (comprensivi degli oneri ISPS e degli oneri per i servizi di interesse generale); i canoni demaniali marittimi, la tassa di ancoraggio e la sovrattassa per le merci in coperta; gli oneri di security portuale e i servizi tecnico nautici.

Al momento, invece, l’unico aiuto concesso agli armatori riguarda la sospensione per un periodo molto limitato della tassa d’ancoraggio. E se resterà la sola agevolazione è chiaro che non basterà a evitare il collasso definitivo. La crisi attuale è senza precedenti e anche le risposte devono essere tali. Le compagnie di navigazione stanno facendo la loro parte mantenendo attive le rotte e aprendo nuove linee di credito nonostante il crollo dei ricavi, le Autorità di sistema portuale accettino di abbattere oneri e costi. Mai come ora siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare insieme per evitare gli scogli.”

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY