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“Marittimi prigionieri a bordo”: ecco la soluzione per liberarli

L’impossibilità di avvicendare equipaggi a bordo di navi che solcano gli oceani, o comunque impiegate su rotte internazionali, sta assumendo una dimensione preoccupante. Nei giorni scorsi la nave cisterna China Dawn partita dal Brasile e diretta a Singapore è stata dirottata dal suo comandante con il supporto di alcuni membri d’equipaggio verso l’India perché avevano […]

di Nicola Capuzzo
8 Maggio 2020
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Marittimo a bordo della nave Northstar Glory

L’impossibilità di avvicendare equipaggi a bordo di navi che solcano gli oceani, o comunque impiegate su rotte internazionali, sta assumendo una dimensione preoccupante.

Nei giorni scorsi la nave cisterna China Dawn partita dal Brasile e diretta a Singapore è stata dirottata dal suo comandante con il supporto di alcuni membri d’equipaggio verso l’India perché avevano deciso di fare ritorno a casa. “Siamo bloccati in mare, prigionieri a bordo” ha dichiarato al giornale cinese Sunday Morning Post il comandante. Noleggiatore e armatore non hanno potuto fare altro che prendere atto di questo atto di insubordinazione ma i marittimi pronti a sbarcare, una volta giunti nel porto di Kochi, verranno messi sotto processo e dovranno stare un mese in quarantena prima di poter riabbracciare i propri famigliari.

Questa storia vera è la punta dell’iceberg d un problema che sta diventando una bomba a orologeria per lo shipping internazionale. L’armatore italiano Fabrizio Freschi, vertice di Elbana di Navigazione, in un’intervista a Port News ha appena dichiarato: “Le navi sono di solito un’isola felice perché chi è a bordo non può contrarre il virus dall’esterno, ma per queste persone stanno diventando delle vere e proprie gabbie”. L’esperto armatore toscano ha spiegato infatti che “le misure di lockdown attivate dalle varie nazione e la cancellazione di voli costringe oggi molti dei marittimi, europei ed extracomunitari, a lavorare oltre il periodo contrattuale, con impieghi che sono scaduti mesi fa e che sono stati prolungati mentre si trovavano a bordo”. Il numero uno di Elbana ricorda che mediamente i marittimi europei lavorano con contratti che hanno una durata media di 3/4 mesi, mentre quelli extracomunitari sono contrattualizzati per lavorare anche fino a 8 mesi.

La d’Amico International Shipping in settimana ha sottolineato che le sue controllate “stanno affrontando complicazioni operative legate al Covid-19, come per esempio restrizioni al caricamento e scaricamento delle proprie navi, e una quarantena di 14 giorni per le navi e gli equipaggi in certi porti, portando ad alcune inefficienze”.

International Chamber of Shipping e il sindacato internazionale dei marittimi Itf (International Transport Workers Federation), in collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite Ilo e Imo, hanno messo a punto un piano in 12 fasi ribattezzato ‘Recommended Framework of Protocols for Ensuring Safe Ship Crew Changes and Travel during the Coronavirus disease (Covid-19) pandemic’, che fornisce ai governi dei 174 Stati membri soluzioni per facilitare i cambi di equipaggio durante la pandemia.

Confitarma ha direttamente contribuito alla redazione del documento e da tempo è in contatto con i Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Salute e degli Affari esteri per individuare le soluzioni più idonee a risolvere questa grave situazione di blocco.

“Da molte settimane non mi stanco di ribadire l’urgenza di risolvere il problema globale dei 150 mila marittimi che avrebbero bisogno di un cambio immediato di equipaggio e che si trovano loro malgrado a dover lavorare oltre il periodo contrattuale, lontani da casa e dai loro familiari perché oggi è impossibile poter organizzare il loro avvicendamento per via della paralisi dei trasporti aerei e ferroviari” afferma Mario Mattioli, presidente di Confitarma.

Il documento di 55 pagine è stata realizzato da un’ampia rappresentanza di sindacati marittimi e associazioni internazionali del settore marittimo, con il contributo dei rappresentanti del settore aereo, delle organizzazioni internazionali e del settore assicurativo, per fornire un modello completo con cui i governi possono facilitare i cambi di equipaggio e i relativi problemi di sicurezza.

“Tra due settimane – scrive Confitarma in una nota – circa 150.000 marittimi dovranno essere cambiati per garantire il rispetto delle normative marittime internazionali, con decine di migliaia di persone attualmente intrappolate a bordo delle navi in ​​tutto il mondo a causa della continua imposizione di restrizioni di viaggio. In caso contrario si rischia il benessere dei marittimi, la sicurezza marittima e le catene di approvvigionamento su cui il mondo fa affidamento”.

I protocolli stabiliscono chiaramente la responsabilità di governi, armatori, fornitori di trasporti e marittimi e forniscono anche un quadro per lo sviluppo di procedure sicure che possono essere adottate in tutto il mondo per garantire che il commercio possa continuare a fluire e che i marittimi possano essere alleviati. La soluzione in 12 passaggi fornisce ai governi il quadro globale per facilitare i cambi di equipaggio delle navi, inclusa la mancanza di voli disponibili.

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