Il quotidiano online del trasporto marittimo

Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Delta Agenzia Marittima teme la fuga delle navi Bahri da Genova: i lavoratori contro il Calp

Si riaccende, dopo diverse settimane di silenzio imposte indirettamente anche dal lockdown e dalle misure restrittive adottate dal Governo contro la diffusione del contagio di coronavirus, la questione delle navi Bahri prese di mira nel porto di Genova dal Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) perchè accusate di trasportare armi, mezzi militari e altri strumenti che generano morti fra i civili in diversi conflitti (in primis nella guerra in Yemen).

Un anno fa era stato il Calp a rivolgersi ai lavoratori di Delta Agenzia Marittima invitandoli al senso di responsabilità e rivolgendosi alla loro coscienze chiedendo di non favorire il traffico di armi che più o meno direttamente il loro lavoro alimenta secondo il Collettivo. Oggi sono questi stessi agenti marittimi che, con una lettera pubblica indirizzata alle istituzioni locali (Comune, Regione, prefetto e AdSP) oltre che ai lavoratori del porto e della Culmv, chiedono di intervenire per scongiurare che la compagnia di navigazione saudita Bahri decida di abbandonare il porto o possa ridurre l’attività sotto la Lanterna.

La lettera in questione si conclude infatti dicendo: “Infrangiamo il silenzio assordante dei sindacati e di talune istituzioni, ma anche dei media, per denunciare un rischio concreto: che alla crisi che il porto già sperimenta, come tutti noi in faticosa uscita dallo tsunami del Covid-19, si sommino anche le preoccupazioni e le perplessità crescenti (incentrate sull’affidabilità di Genova e del suo porto) della nostra clientela saudita, informata dei rischi che lo scalo può rappresentare per l’incolumità dei loro equipaggi e delle loro navi”. La richiesta contenuta nella missiva è quella di “un’azione forte da parte delle Autorità e di tutta la comunità portuale, per garantire la continuità e la sicurezza del nostro lavoro, che è l’unica cosa che ci preme salvaguardare”.

Nella lettera vengono posti anche diversi interrogativi in merito alle azioni messe in atto dal Calp nei mesi scorsi contro le navi di Bahri che scalano il Genoa Metal Terminal. “E’ accettabile e normale – scrivono – che in un porto italiano, il nostro porto di Genova, vengano sparati razzi contro una nave in manovra, sfiorando l’aletta del ponte di comando, perché questa nave  è sospettata di trasportare materiale militare peraltro né imbarcato né sbarcato a Genova? E’ accaduto l 9 marzo scorso […] Le immagini sono pubblicate sul sito del Calp stesso in rete”.

I lavoratori di Delta Agenzia Marittima domandano ancora se sia accettabile che “nelle stive di una nave, […] che è territorio sovrano dello Stato di di cui questa nave batte la bandiera, vengano inviati lavoratori portuali per fotografare il carico e pubblicare poi che nella stiva erano presenti anche mezzi militari imbarcati in America e regolarmente denunciati con destinazione Arabia saudita? E’ accaduto il 17 aprile scorso”.

Poi ancora si domandano. “E’ normale che sulle ali di un presunto pacifismo, si proceda a un’opera di metodica intimidazione  imbrattando con scritte minacciose le fiancate della nave o i muri del palazzo che ospita l’agenzia marittima nella quale noi lavoriamo? é accaduto e tanto è vero che risulta in Procura un fascicolo d’inchiesta penale ‘contro ignoti’ che tali poi non sono: sarebbe sufficiente aprire sul web il sito del Calp”. Infine un altro interrogativo: “E’ accettabile che il porto di Genova impedisca l’imbarco di materiale non bellico, ma semplicemente destinato alle forze armate di un Paese con cui il nostro Governo intrattiene regolari e amichevoli rapporti diplomatici e poi lo stesso materiale (si trattava di generatori elettrici) venga regolarmente imbarcato in un altro porto italian? Quello di Venezia”.

i lavoratori di Delta Agenzia Marittima scrivono di avere “paura per il loro lavoro che, grazie al regolare arrivo delle navi saudite, ci ha consentito di mantenere le nostre famiglie”.