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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

L’ok dell’Ue al Ferrobonus del porto di Genova arriva fuori tempo massimo (AGGIORNATO)



L’Unione Europea ha appena approvato gli interventi previsti a favore del nodo genovese
dalla Legge 130/2018 dedicati allo sviluppo dell’intermodalità, il cosiddetto Ferrobonus regionale, ma questo via libera è arrivato fuori tempo massimo per sperare di incentivare il mercato.

L’approvazione da parte di Bruxelles (datata 15 maggio) riguardava, sotto il profilo della compatibilità con la normativa in materia di Aiuti di Stato, tutte le misure previste dalla Legge 130/2018 (cosiddetta Legge Genova) all’art. 7 commi 2-bis, 2-ter e 2-quater che sono intervenute a sostegno dell’intermodalità ferroviaria dal crollo del ponte Morandi fino a dicembre 2019.

Secondo quanto spiegato con una nota dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, questa decisione sancisce la possibilità in primis di erogare ai beneficiari il raddoppio del Ferrobonus nazionale fino a 5 euro a treno chilometro dal 15 agosto 2019 al 31 dicembre 2019 su tutti i treni aventi origine e destinazione il nodo Genovese, ma anche il Ferrobonus finanziato con risorse proprie dell’Autorità di sistema portuale fino a 4 euro a treno chilometro su tutti i treni aventi origine e destinazione i siti retroportuali strategici inclusi nella Zona Logistica Semplificata del nostro sistema portuale (contributo che ha coperto 13 mesi, da novembre 2018 a dicembre 2019, per un valore massimo di 3,2 milioni di euro) e ancora un contributo (fino a 200 euro a tradotta) finanziato sempre con risorse dell’AdSP per compensare all’impresa concessionaria eventuali maggiori costi di manovra ferroviaria nel bacino Sampierdarena.

Il fatto è che l’ok dell’Europa è arrivato solo ora su una misura che (per la quasi totalità) scadeva lo scorso dicembre e, in assenza di certezze, nel frattempo non era stata presa in considerazione da nessuna impresa ferroviaria per nuovi traffici aggiuntivi secondo quanto spiega una fonte qualificata a SHIPPING ITALY. La port authority del capoluogo ligure a questo proposito spiega però che le imprese ferroviaria attive nel 2018 nei collegamenti fra il porto di Genova e i retroporti selezionati (erano sei) potranno ora scegliere se beneficiare del Ferrobonus regionale ligure (decisamente più ricco) e nel caso rinunciare però a quello nazionale (meno generoso in termini economici).

Dunque se l’obiettivo di questo Ferrobonus regionale doveva essere quello di stimolare una maggiore offerta di trasporto merci su ferro da e per le banchine dello scalo ligure fino a fine 2019 la sua funzione è stata completamente disattesa perché nessuna impresa ferroviaria ha scommesso in anticipo su una misura che ancora non si sapeva se sarebbe o meno stata approvata dall’Ue. Tutte si sono limitate a effettuare i treni che nel 2018 e nel 2019 era conveniente fare a prescindere dallo stanziamento regionale.

L’AdSP del Mar Ligure Occidentale e la struttura commissariale che gestisce l’attuazione del Programma straordinario di investimenti previsti dalla legge 130/2018 dovrebbero avere però la possibilità di rimediare almeno parzialmente a questa situazione rinnovando le risorse stanziate per il Ferrobonus e non utilizzate. La legge pone il termine per l’attuazione degli interventi previsti in tre anni dall’avvio del programma, dunque a inizio 2022, e quindi potrebbe esserci il tempo per utilizzare la misura di stimolo al trasporto ferroviario merci ancora per un anno e mezzo (se rinnovata appunto).

Nell’annunciare l’approvazione del Ferrobonus l’AdSP guidata da Paolo Emilio Signorini infine dice: “Nel sottolineare come il drammatico evento del 14 agosto 2018 abbia evidenziato ancora di più la necessità di rafforzamento dello shift modale a favore del trasporto ferroviario, la Commissione segnala l’importanza degli interventi approvati per rafforzare l’intermodalità del sistema portuale con ovvi benefici in termini di tutela dell’ambiente e riduzione della congestione. Si auspica che questa importante posizione possa rappresentare una occasione per accrescere nel prossimo futuro la capacità di intervento pubblico a favore di uno sviluppo ambientalmente compatibile ed efficiente del traffico portuale”.

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