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Decreto Semplificazioni: Confitarma chiede misure per rilanciare la bandiera italiana

Nel decreto Semplificazione che il Governo si prepara a varare nel prossimo mese di giugno, oltre ad alcune previsioni specifiche per i poti e per l’import/export delle merci, potrebbero esserci alcune misure dedicate al rilancio e all’efficienza della bandiera italiana per la flotta mercantile. La Confederazione italiana Armatori è infatti pronta a tirare fuori dal […]

di Nicola Capuzzo
25 Maggio 2020
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Mario Mattioli (Confitarma)

Nel decreto Semplificazione che il Governo si prepara a varare nel prossimo mese di giugno, oltre ad alcune previsioni specifiche per i poti e per l’import/export delle merci, potrebbero esserci alcune misure dedicate al rilancio e all’efficienza della bandiera italiana per la flotta mercantile. La Confederazione italiana Armatori è infatti pronta a tirare fuori dal cassetto i risultati del lavoro che un’apposita commissione riesumata meno di due anni fa, ribattezzata Comitato regole e competitività, aveva elaborato e provato a presentare al precedente ministro dei trasporti (Danilo Toninelli) un anno fa. Nel frattempo nulla è cambiato ma ora, con l’arrivo del Decreto Semplificazioni, sembra essere arrivato il momento giusto per riproporre questa serie di misure a costo zero.

Lo rivela a SHIPPING ITALY il presidente della Confederazione Italiana Armatori, Mario Mattioli, annunciando che “al fine di preservare la capacità di resilienza del tessuto imprenditoriale marittimo italiano, oltre alle prime urgenti misure di sostegno, Confitarma ha chiesto al Governo interventi non più rinviabili per una drastica semplificazione di norme e burocrazia, con proposte a costo zero”. 

“Sono numerose infatti le norme – aggiunge – che incidono sulla competitività della nostra flotta che, oltre a complicati e direi obsoleti adempimenti burocratici, comportano pesanti oneri a carico degli armatori italiani e che riguardano vari aspetti della operatività delle navi: lavoro marittimo, pratiche di bordo, regime amministrativo della nave, visite, rilascio/rinnovo dei certificati di sicurezza”.

Secondo l’associazione degli armatori italiani ogni nave battente il tricolore paga tra i 40 e 100.000 euro l’anno di costi burocratici evitabili rispetto alle altre bandiere comunitarie concorrenti. Anche per questo negli ultimi anni, secondo quanto appreso da SHIPPING ITALY, sono molti gli armatori italiani che hanno preferito registrare le proprie navi ad esempio a Malta rinunciando ai privilegi fiscali e contributivi previsti dal Registro Internazionale del nostro Paese. Un trend che, se non verrà arrestato, ridurrà al minimo la flotta mercantile di bandiera italiana. 

Ma cosa non funziona nel nostro Paese? Mattioli lo spiega così: “Esemplare il numero di ispezioni che devono essere effettuate sulle navi di bandiera italiana e che non trova pari in alcun’altra bandiera al mondo: nell’arco di 5 anni, mentre le navi straniere sono soggette a 3 visite (in adempimento alla Maritime Labour Convention del 2006), una stessa nave di bandiera italiana, in ottemperanza a norme del 1939 e del 1999, deve effettuarne 15 o 16. Per questo abbiamo richiesto che le navi italiane siano sottoposte solo alle ispezioni previste dalla MLC 2006”.

Ma non solo: “Anche per il rilascio/rinnovo dei certificati di sicurezza, Confitarma chiede un adeguamento alle normative internazionali (Convenzione SOLAS per la salvaguardia della vita umana in mare) nonché la possibilità di affidare agli organismi riconosciuti il compito di effettuare le visite ai fini del rilascio e rinnovo del certificato radio e delle relative ispezioni annuali. In questo modo, quando la nave si trova all’estero, non sarà più necessario recarsi al consolato competente per apporre le vidimazioni previste dal codice della navigazione e richiedere l’intervento di un ispettore, che dovrebbe spostarsi dall’Italia a spese della compagnia di navigazione”.

In questo contesto la crisi del Covid-19 ha permesso nelle ultime settimane di sperimentare con successo lo svolgimento di molte pratiche in remoto o comunque con procedure innovative e moderne rispetto agli standard di settore per lo shipping. A questo proposito Mattioli rileva che “l’attuale crisi sanitaria ha fatto emergere le molte debolezze strutturali del nostro Paese, che Confitarma da tempo ha segnalato, ma anche una voglia e uno sforzo generalizzato a tutti i livelli per cambiare lo status quo. Le istituzioni ci sono state vicine, penso in primis il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e al Comando generale delle Capitanerie di Porto, senza contare la Farnesina, la Salute e le altre Amministrazioni del settore coinvolte, che hanno fatto tutto il possibile, per agevolare l’operatività del naviglio di bandiera”.

In conclusione l’auspicio del presidente di Confitarma è che “tali sforzi non restino un ricordo legato a questa grave emergenza ma che  da questa esperienza si possano trarre insegnamenti preziosi. Le nostre abitudini lavorative sono rapidamente cambiate e abbiamo imparato un nuovo modo di lavorare, più efficiente, che potrà essere molto utile anche nel nostro futuro post-Covid. Ancora una volta ribadisco che quando si fa sistema si trova sempre una soluzione, anche in situazioni difficili come quella che stiamo vivendo”.

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