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Port authority tassate per le concessioni: a Palermo l’Agenzia delle Entrate soccombe

La Commissione Tributaria Sicilia, Sezione 14  ha stabilito che i canoni di concessione  riscossi dall’Autorità portuale di Palermo, nel frattempo diventata Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia Occidentale, non sono tassabili. La notizia, confermata dalla stessa port authority, è stata rivelata dal portale BlogSicilia.it che he ricostruito la vicenda ricordando che l’Agenzia delle Entrate […]

di Nicola Capuzzo
30 Maggio 2020
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La Commissione Tributaria Sicilia, Sezione 14  ha stabilito che i canoni di concessione  riscossi dall’Autorità portuale di Palermo, nel frattempo diventata Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia Occidentale, non sono tassabili.

La notizia, confermata dalla stessa port authority, è stata rivelata dal portale BlogSicilia.it che he ricostruito la vicenda ricordando che l’Agenzia delle Entrate nel solo 2007 aveva chiesto 2 milioni e 200 mila euro per il pagamento dell’Ires, Irap e Iva. I giudici di appello, presieduti da Fabrizio Amalfi hanno confermato il giudizio di primo grado e hanno accolto la tesi dell’Autorità portuale, difesa dall’avvocato Angelo Cuva.

In base alla sentenza le Autorità Portuali – quali enti pubblici non economici ad ordinamento autonomo – in relazione al rilascio delle concessioni demaniali marittime e alla conseguente riscossione dei relativi canoni svolgono una funzione meramente statale.

Per questa ragione i canoni demaniali, costituendo lo strumento di finanziamento dell’attività di gestione e manutenzione dei beni portuali, che le Autorità portuali esercitano per conto dello Stato, non sono suscettibili di essere assoggettati all’Ires né quali redditi di impresa né tanto meno quali redditi fondiari. Pertanto illegittimo risulta l’accertamento originario con il quale  era stato richiesto il pagamento della complessiva somma di 2 milioni e 200 euro. La Commissione ha ritenuto solamente non deducibili costi per ammortamenti ed acquisti per circa 4.000 euro.

Quello appena confermato dalla Commissione Tributaria della Sicilia è in effetti l’orientamento considerato valido fino ad oggi in Italia ma che la Commissione Europea vorrebbe stravolgere perché ritene invece, curiosamente come l’Agenzia delle entrate già più di dieci anni fa evidentemente, che il servizio svolto dall’Autorità di Sistema Portuale in materia di concessioni portuali sia a tutti gli effetti attività d’impresa. Contro questa interpretazione l’Italia ha deciso di opporsi e la partita in questo momento è ancora aperta fra Roma e Bruxelles.

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