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Autoproduzione e autorizzazioni: dai portuali emendamenti in favore dei lavoratori

I portuali italiani, rappresentati dall’associazione di categoria delle compagnie (Ancip) e dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, hanno proposto un emendamento al decreto Rilancio finalizzato a impedire per legge l’autoproduzione nei maggiori porti italiani. Nella relazione illustrativa al’emendamento è scritto che “nei porti italiani, a partire dal 2019, si sono verificate numerose iniziative […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
3 Giugno 2020
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Eeurocargo Ravenna (Grimaldi) sbarco trailer porto Savona

I portuali italiani, rappresentati dall’associazione di categoria delle compagnie (Ancip) e dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, hanno proposto un emendamento al decreto Rilancio finalizzato a impedire per legge l’autoproduzione nei maggiori porti italiani.

Nella relazione illustrativa al’emendamento è scritto che “nei porti italiani, a partire dal 2019, si sono verificate numerose iniziative tese a deregolamentare il lavoro, con grave pregiudizio della sicurezza delle operazioni portuali e degli stessi operatori, producendo forti sperequazioni tra porto e porto e mettendo in seria difficoltà le imprese di cui agli articoli  16, 17 e 18 per favorire l’uso promiscuo di personale navigante e personale delle imprese strutturate. Ciò è stato favorito anche da interpretazioni soggettive e non omogenee di singole AdSP, della normativa nazionale, comunitaria e internazionale sul lavoro.
Ciò ha determinato e sta provocando grave turbamento nella portualità italiana, all’occupazione regolare dei lavoratori e fenomeni di concorrenza sleale verso le imprese strutturate e rispettose delle norme vigenti. Il fenomeno sta degenerando anche per le conseguenze del dispiegarsi del virus Covid-19 che sta producendo una sensibile riduzione delle attività portuali”.

I portuali ricordano che il problema è all’attenzione del Ministero dei trasporti che ha costituito appositi tavoli con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e aggiungono che nell’incontro svoltosi il 6 marzo scorso è scaturita la necessità e l’urgenza di prevedere alcune modifiche alla legge 28 febbraio, n.84 e in particolare all’art.16. “Le motivazioni che attengono a tali urgenze sono legate alla ricerca di competitività del sistema portuale italiano, da anni impegnato a trovare una dimensione internazionale, con le modifiche legislative apportate dal 1994 fino alla più recente avvenuta tramite il d.lgs 13 dicembre 2017 n. 232. Lo scopo che si intende perseguire è quello dell’efficientamento del sistema portuale nazionale da ancorare a logiche di sicurezza sul e del lavoro, perseguendo alcuni filoni molto semplici: i portuali, fanno i portuali, i marittimi fanno i marittimi, i terminalisti fanno i terminalisti, gli armatori fanno gli armatori!”.

Pertanto, prosegue la relazione illustrativa, “anche la cosiddetta autoproduzione di operazioni portuali va regolata prendendo a riferimento le normative comunitarie e internazionali recentemente ribadite anche dall’Itf in sede internazionale. L’emergenza sanitaria, oltre al danno alla salute, sta colpendo ogni singolo settore produttivo ed economico del Paese. L’auspicabile quanto più ravvicinato ritorno alla normalità deve essere accompagnato da un sistema portuale, come in ogni Paese al mondo, in grado di sostenere la crescita e lo sviluppo senza indugio alcuno nel rispetto delle norme che lo regolano. Pertanto consapevoli dei limiti interpretativi che, dall’entrata in vigore del menzionato d.lgs. n. 232/2017, hanno rappresentato un quadro non omogeneo sul territorio nazionale con evidenti difficoltà ad essi associati anche sul piano sociale, si proporre il seguente emendamento all’art. 16 della legge 84/94”.

La modifica normativa richiesta dai portuali non comporta oneri per la finanza pubblica e “anzi – aggiungono – consente di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali per le imprese di cui agli art. 16 e 18 e in particolare dell’art. 17”.

L’autoproduzione non è però l’unico argomento sul quale i portuali chiedono l’intervento del Governo. Sempre in vista del prossimo iter di conversione del Decreto legge alla Camera l’Associazione nazionale delle compagnie portuali chiede all’esecutivo che venga modificato il secondo coma dell’articolo 199 estendendo a 5 anni (dai 2 previsti) la proroga delle autorizzazioni rilasciate ai prestatori di manodopera portuale ex art.17 delle legge 84/1994. Questa previsione nei porti di Genova e Savona è già avvenuto a favore delle compagnie a seguito del cosiddetto Decreto Genova conseguente al crollo del ponte Morandi.

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