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Becce (Assiterminal) sul ‘caso Venezia’: “Troppo peso alle istituzioni locali nei comitati di gestione”

Contributo a cura di Luca Becce * * presidente Assiterminal   La vicenda della bocciatura del bilancio della ADSP di Venezia da parte del Comitato di Gestione, a causa del voto contrario dei rappresentanti del Comune di Venezia e della Regione Veneto, dopo che lo stesso aveva ottenuto il parere favorevole del Tavolo di Partenariato, […]

di Nicola Capuzzo
19 Giugno 2020
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Vecon terminal container Venezia piazzale

Contributo a cura di Luca Becce *

* presidente Assiterminal

 

La vicenda della bocciatura del bilancio della ADSP di Venezia da parte del Comitato di Gestione, a causa del voto contrario dei rappresentanti del Comune di Venezia e della Regione Veneto, dopo che lo stesso aveva ottenuto il parere favorevole del Tavolo di Partenariato, nel quale sono rappresentate anche le categorie economiche e sociali coinvolte direttamente nel funzionamento del sistema portuale, induce a un’ulteriore riflessione. Riflessione che, spero in questo caso, non resti lettera morta senza provocare alcuna reazione concreta, come purtroppo abbiamo registrato nel caso della decadenza del presidente Zeno D’Agostino.

Lanciammo una provocazione poche settimane fa innanzi alla vicenda del Porto di Trieste: tutti i presidenti di ADSP rimettano il proprio mandato nelle mani della Ministro delle Infrastrutture. Questa provocazione, che poteva essere ripresa anche senza compiere l’atto definitivo, è rimasta del tutto inascoltata, a cominciare dalla associazione che rappresenta le istituzioni preposte alla amministrazione della portualità, Assoporti.

Era una provocazione, ma aveva un fondamento per evidenziare due questioni essenziali che oggi incidono pesantemente in modo negativo sul funzionamento della portualità italiana:

  1. La totale inapplicazione della filosofia sottesa al Piano Nazionale delle Infrastrutture e della Logistica, che ha guidato l’informazione della riforma della governance inserita nella riforma della 84/94, che produce il mancato funzionamento del tavolo nazionale di coordinamento dei Presidenti ADSP e il permanere nella portualità italiana, addirittura aggravandola, di quei fenomeni di localismo e difformità applicativa delle stesse norme, ora addirittura all’interno della stessa ADSP;
  2. La crescente incertezza di quadro istituzionale, con una chiara e semplice definizione delle istituzioni preposte al controllo della attività delle ADSP e dei loro organi istituzionali, Presidenti e Segretari Generali in primis. La vicenda triestina, la ormai stucchevole querelle sulle attribuzioni in tema di concessioni portuali alla ART, sono lì a dimostrare che mentre si continua a parlare di semplificazioni, gli atti procedono in direzione ostinata e contraria.

A tutto ciò la vicenda veneziana aggiunge un altro tema, che noi terminalisti segnalammo come possibile criticità al momento del varo della riforma: il ruolo crescente e determinante della politica LOCALE nel processo decisionale delle ADSP, rappresentato dal peso preponderante delle istituzioni LOCALI nei comitati di gestione.

Il combinato di tutto ciò rende il sistema sempre più ingessato e ingovernabile. Senza che dal MIT si levi una voce o si oda di una iniziativa.

Noi terminalisti portuali siamo tra i soggetti maggiormente danneggiati da questo vero e proprio infarto di sistema, che si traduce in sempre maggiore difficoltà decisionale da parte delle ADSP.

Occorre uno scatto di orgoglio dell’intero sistema. Ribadiamo qui la necessità non più differibile di una iniziativa congiunta di tutti gli attori del sistema per denunciare questa situazione e rivendicare QUI E ORA

  • l’attivazione piena e continuativa delle funzioni di governo e coordinamento previste dalla riforma Del Rio;
  • un processo di vera semplificazione con la chiara definizione delle funzioni delle istituzioni preposte all’indirizzo e al controllo delle funzioni di governo delle ADSP, con l’esclusione della ART da tale ruolo.

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