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Barbera (Uniport): “Ora tocca ai terminalisti genovesi bloccare la fusione Psa-Sech”

“Noi, come Uniport, finché abbiamo potuto e finché si è trattato di presentare osservazioni come associazione di categoria delle imprese portuali, abbiamo cercato di segnalare osservazioni a difesa di un interesse generale. Ora, se questa operazione lede degli interessi particolari, dovranno essere i terminalisti genovesi a muoversi e credo che lo faranno”. Risponde così, Federico […]

di Nicola Capuzzo
23 Luglio 2020
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Barbera Federico

“Noi, come Uniport, finché abbiamo potuto e finché si è trattato di presentare osservazioni come associazione di categoria delle imprese portuali, abbiamo cercato di segnalare osservazioni a difesa di un interesse generale. Ora, se questa operazione lede degli interessi particolari, dovranno essere i terminalisti genovesi a muoversi e credo che lo faranno”.

Risponde così, Federico Barbera, presidente di Fise Uniport, alla domanda di SHIPPING ITALY se per loro la guerra avviata mesi fa per bloccare la fusione fra i terminal container Psa e Sech di Genova sia definitivamente persa. L’associazione delle imprese portuali ci ha provato fino all’ultimo a ostacolarla, mandando ancora pochi giorni fa una serie di osservazioni ai membri del comitato di gestione e della commissione consultiva della port authority ma l’iniziativa non ha sortito effetti. Entrambe gli organi dell’AdSP hanno approvato all’unanimità il via libera alla concentrazione.

L’associazione che riunisce molte imprese portuali contestava, e ancora contesta, il fatto che andasse applicato alla lettera l’articolo 18 comma 7 della legge 84/1994 secondo il quale ciascun terminalista non può detenere nello stesso porto più di una concessione con la stessa destinazione d’uso. “Con questa decisione è stato smontato l’impianto normativo dell’articolo 18 comma 7 e a Genova ora esisterà un unico terminalista non italiano in grado di movimentare grandi navi portacontainer. Si è deciso di affidare il 63% delle superfici dello scalo genovese al porto di Singapore. Il territorio è rimasto completamente disarmato di fronte a questi poteri finanziari” ha sottolineato Barbera alludendo al fatto che Psa è controllata dal fondo sovrano di Singapore e Gip dai fondi Infracapital e Infravia.  “Risibili sono le giustificazioni date per concedere il via libera. Potranno comprarsi anche la Darsena Europa ora se vorranno. I genovesi dovrebbero svegliarsi. Noi a questo punto possiamo solo mettere a disposizione di chi fosse interessato gli studi e i pareri fatti ma spetta ad altri procedere con delle azioni legali”.

Msc, secondo fonti vicine al gruppo, sulla vicenda avrebbe deciso di non intervenire con altre mosse, dopo che mesi fa il patron Gianluigi Aponte aveva scritto al presidente della port authority segnalando i rischi di un’operazione come questa. Ignazio Messina & C. probabilmente adotterà la stessa linea avendo da poche settimane accolto proprio Msc nel proprio azionariato. Fra i grandi oppositori della fusione c’era, e c’è ancora, Cosco ma soprattutto il Gruppo Spinelli che da questa concentrazione di terminal rischia di rimanere uno dei player più sfavoriti con il suo Genoa Port Terminal. In molti ritengono che possa essere proprio Spinelli l’indiziato numero uno a promuovere un ricorso al Tar ma tanti altri suggeriscono che invece, per il quieto vivere sulle banchine, alla fine è altrettanto possibile che ci rinunci.

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