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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Crollano i nuovi ordini di navi: orderbook di portacontainer ai minimi del secolo



Il portafoglio ordini globale di navi portacontainer è sceso al livello più basso degli ultimi 20 anni in termini di incidenza percentuale sul totale della flotta attiva per questa tipologia di unità. Lo evidenzia una ricerca appena pubblicata da Alphaliner secondo la quale, gli ultimi dati aggiornati a luglio, mostrano che il rapporto fra orderbook e flotta in mare è ora pari al 9,4%, o 2,21 milioni di Teu. Per la prima volta in questo secolo il parametro è sceso sotto la soglia del 10% e la notizia non potrà che far piacere alle compagnie di navigazione perché significa una limitata crescita della nuova domanda di stiva per il trasporto via mare di container.

“Il fatto che il declino sia iniziato già quattro anni fa significa che i timori generati dal Covid-19 in corso e i suoi effetti a catena sull’economia globale e sui traffici di linea non sono l’unica spiegazione del trend in atto” rilevano gli analisti.

Evergreen e Cma Cgm sono in questo momento i due vettori marittimi con più navi e capacità di stiva in costruzione.

Interessante inoltre rilevare che l’attuale portafoglio ordini mostra evidenti lacune in certi segmenti dimensionali: ad esempio non ci sono navi in costruzione con portata compresa fra 4.000 a 9.999 Teu, ad eccezione di due unità da 5.295 Teu impostate presso il cantiere navale Zhejiang Oahu dichiarato fallito nel 2018.

Alphaliner sottolinea che, con così poche nuove costruzioni in arrivo nei prossimi anni, la flotta di navi portacontainer si sta avvicinando a un migliore equilibrio tra domanda e offerta, soprattutto considerando la ripresa delle demolizioni. Lo scrap di portacontainer ha raggiunto a luglio un nuovo con 52.800 Teu di capacità eliminata dal mercato, un dato in ulteriore crescita rispetto ai 50.500 Teu di giugno. Nei primi sette mesi dell’anno sono state demolite navi per complessivi 152.800 Teu di portata, un valore in aumento del 26,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso secondo i dati appena pubblicati da Bimco.

Il crollo dei nuovi investimenti in navi è comune anche ad altri settori del trasporto marittimo. Secondo i dati di Clarkson Research Services nei primi sei mesi del 2020 i nuovi ordini di navi sono diminuiti rispetto alo stesso periodo dell’anno scorso del 57%, toccando i livelli più bassi del 2000 ad oggi. Solo 269 navi, equivalenti a 5,75 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata, sono state appaltate nel primo semestre dell’anno e questo mette ovviamente a forte rischio di sopravvivenza molti cantieri. Un rapporto di Danish Ship Finance pubblicato a maggio ha previsto che ci saranno più di 200 chiusure di poli navalmeccanici nei prossimi mesi e anni a causa del netto decremento di nuovi ordini per navi a seguito anche , ma non solo, della pandemia di coronavirus. Circa il 50% dei cantieri attivi al mondo non ha infatti ottenuto nuove commesse dal 2018 e i relativi programmi di lavoro per molti di loro si stanno esaurendo.

La capacità globale dei cantieri è di 56 milioni di tonnellate di stazza lorda suddivisi in 281 cantieri. Dal 2013, più di 240 cantieri con una capacità produttiva totale di 16 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata hanno già abbandonato il settore.