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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

La Ong Shipbreaking Platform loda le demolizioni navali green di Carnival

Shipbreaking Platform, la Ong più attiva nel sensibilizzare l’opinione pubblica a favore delle demolizioni navali eco-compatibili e sicure, in contrasto con quelle sub-standard, ha pubblicamente lodato la scelta di Carnival Corporation di smaltire due sue navi in cantieri turchi che rispettano i parametri di sicurezza imposti dall’Europa.

“L’armatore americano ha lavorato a stretto contatto con le organizzazioni Bellona Foundation e Sea2Cradle al fine di sviluppare un accurato programma di smaltimento delle due navi destinate alla dismissione” spiega Shipbreaking Platform in una nota. “La Carnival Fantasy e la Carnival Inspiration saranno demolite negli stabilimenti Age Celik e Simsekler, Entrambe questi cantieri rispondono gli standard ambientali e di sicurezza imposti dal Eu Ship Recycling Regulation entrato in vigore da 31 dicembre 2018 e grazie al quale sono stati stabiliti schemi affidabili per lo smaltimento delle navi”.

Le operazioni di demolizione saranno attentamente monitorate a terra dai consulenti di Sea2Cradke cui spetterà il compito di verificare che tutto il processo di smaltimento si svolga nella maniera più corretta e rispondente agli standard del Regolamento europeo.

Shipbreaking Platform rileva inoltre che, oltre alle due navi Carnival, ce ne sono almeno altre cinque prossime alla demolizione e fra queste menziona esplicitamente la Costa Victoria “ceduta a San Giorgio del Porto che con ogni probabilità sta curando le operazioni di pre-demolizione presso il cantiere di Piombino, in Italia”.

La Ong conclude sottolineando che la scelta di Carnival Corpration, che per questo “si rivela ancora una volta una compagnia leader”, dimostra che “è possibile demolire le navi dalla spiaggia. Gli armatori hanno il dovere di prestare attenzione alla gestione sicura della loro flotta giunta a fine vita e consigliamo vivamente agli altri armatori di seguire l’esempio di Carnival per evitare di mettere a rischio i lavoratori, l’ambiente e la propria azienda. Scegliere una struttura che compare sulla lista dell’Ue è la migliore salvaguardia che un armatore responsabile possa prendere” ha dichiarato Ingvild Jenssen, direttore e fondatore della Ong Shipbreaking Platform.