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Russo (Confetra): “Superare il nanismo delle imprese nella logistica italiana”

Contributo a cura di Ivano Russo *

* Direttore generale di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica

 

Il Governo ha investito già 100 miliardi di euro per fronteggiare la crisi e permettere al Paese di restare a galla dentro questo disastro, anche economico, globale. Il nostro è un giudizio con luci e ombre, fino ad ora. Certamente bene il taglio dell’Irap, le risorse per gli ammortizzatori sociali, l’aver fissato con il DL Cura Italia che la logistica è attività strategica di rilevanza nazionale. Ciò ha consentito anche a tutte le nostre imprese, di tutti i diversi segmenti della supply chain logistica, di rimanere operative anche durante il lockdown. Bene anche l’estensione del credito di imposta al nostro settore e buona parte delle misure di ristoro per il calo dei fatturati. Male, invece, il DL Liquidità i cui tempi di erogazione sono stati e sono ben lontani dalla celerità che sarebbe servita per sostenere le imprese. E poi c’è la madre di tutte le questioni: una pubblica amministrazione poco performante che ha fatto atterrare i provvedimenti del Governo poco, tardi e male. Anche quelli giusti e condivisi con le parti sociali.

La sfida del vero rilancio è però davanti a noi e ha un nome e un cognome: Recovery Plan. Si tratta di 200 miliardi di euro che, se ben investiti, possono cambiare il volto del Paese. E del nostro settore ovviamente.

Già agli Stati Generali abbiamo declinato al Presidente Conte le nostre 4 priorità: semplificazioni, infrastrutture, cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro, un provvedimento tipo Industria 4.0 ma rivolto ai servizi per sostenere le imprese della logistica a cambiare pelle. I primi tre temi sono certamente noti a tutti, addetti ai lavori e non. Sul quarto punto abbiamo invece provato a introdurre un elemento di innovazione industriale.

Il nanismo dimensionale delle imprese è un problema nazionale e storico. Già grave negli anni Settanta, ma divenuto poi drammatico e sempre più trasversale ai diversi comparti produttivi dagli anni Novanta a oggi. Il nostro settore è uno dei malati più gravi. Con circa il 90% delle imprese che sono micro o piccole medie. Con meno di 5 milioni di fatturato e 9 addetti. Imprese quindi spesso sottocapitalizzate e che non hanno la forza né le possibilità materiali di investire massicciamente nella digital transformation, nella green regeneration, nella formazione, nel 5G, negli Smart Data, nell’internazionalizzazione, nei centri di competenze, nell’automazione, nell’intelligenza artificiale, nella tecnologia blockchain. Rischiamo una industria logistica nazionale relegata ai margini del futuro, e nella migliore delle ipotesi fornitrice o subfornitrice di servizi a basso valore aggiunto. La manifattura questo tema se lo è posto da 25 anni, e con i vari Governi che si sono succeduti si sono messe in campo politiche industriali adeguate, incentivi, agevolazioni, sostegni agli investimenti, alla ricerca applicata, alle aggregazioni, all’export. Dalla Legge 488 fino a Industria 4.0, passando per i Contratti di Rete e la Sabatini: una storia lunghissima di politiche industriali. Io credo sia venuto il momento di stringere un ragionamento analogo per il settore della logistica che pesa comunque il 9% del Pil nazionale.

Ne abbiamo parlato al Presidente Conte, abbiamo inoltrato proposte, in verità già recepite, al Ministro Patuanelli: nell’ultima programmazione per il sostegno agli investimenti innovativi del Mise ci sono oltre 200 milioni per interventi, per la prima volta, specificatamente dedicati al settore logistico. Ne parleremo ancora ad Agorà, con il Ministro Amendola che coordina il CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei) e quindi il lavoro per il Recovery Plan nazionale. E ci confronteremo anche con il Ministro Provenzano sul tema Mezzogiorno, connessioni, portualità, logistica, Zes e attrazione degli investimenti. È stato lui il nostro principale alleato nella battaglia per l’estensione del credito di imposta anche al settore logistica, per il Mezzogiorno e non solo. Ovviamente alla Ministra De Micheli il compito di far sintesi e concludere i nostri lavori. Siamo certi che saprà cogliere i tanti spunti che emergeranno nel dibattito, per mettere a punto, finalmente, una politica trasportistica e logistica nazionale unitaria e organica. Ovviamente tra “Connessi o Disconnessi”, noi vogliamo essere connessi: con l’Europa, con il Mondo, con i grandi flussi di merci e dati, con il commercio internazionale. Ma affinché ciò avvenga servono più regia geoeconomica nazionale, più infrastrutture, più reti digitali e più tecnologia, imprese più solide, più semplificazioni.

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