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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Turchia, Cipro e tensioni nel Mediterraneo: il trasporto di rinfuse liquide potrebbe subire stravolgimenti

Contributo a cura di Ennio Palmesino *

* Broker marittimo

 

L’escalation della tensione fra Turchia da un lato, e Grecia e Cipro dall’altra, con la presenza ormai sensibile della Francia, in difesa dei due paesi dell’Ue, non si sa dove porterà. Un compromesso sulla spartizione delle acque che costituiscono le zone economiche esclusive (ZEE) sarà ben difficile, se le parti non hanno voglia di trattare, e la Turchia sembra intenzionata soprattutto a occupare territori con le sue navi per poter trattare in futuro da posizioni di forza.

Nel Mediterraneo a breve scadenza si vede solo la riapertura dei porti libici, se l’accordo fra Tripoli e Tobruk terrà, e quindi un aumento dei traffici di greggio in uscita dalla Libia, soprattutto per navi cisterna Aframax.

Sul periodo più lungo, l’ipotesi del gasdotto sottomarino EastMed da Cipro fino alla Grecia sta perdendo forza (alcuni lo danno già sul binario morto) e questo verrebbe compensato da un aumento delle esportazioni di gas liquido via mare, partendo dagli impianti di liquefazione già presenti in Egitto, quindi si immagina una richiesta di nuove navi metaniere per soddisfare questa domanda, ma i nuovi giacimenti di gas in acque cipriote sono previsti andare a regime nel 2022 e non c’è più molto tempo.

Se invece scattassero delle sanzioni da parte dell’Europa verso la Turchia, esse sicuramente colpirebbero l’import di greggio e di prodotti raffinati di quella nazione. Il greggio che arriva via terra (con pipeline) difficilmente potrebbe essere fermato, quello che arriva via mare invece sarebbe bloccato. Paesi amici che possano rifornire la Turchia anche in presenza di sanzioni ce ne sono pochi, di certo non la Libia, poiché l’amico Al Sarraj non dispone di greggio nella sua zona di influenza, mentre il nemico Haftar, che dispone di greggio, probabilmente si opporrà. L’Azerbaijan è alleato dei Turchi e sicuramente farà sentire il suo appoggio, ma via terra. Egitto, Siria, Iraq, Iran sono tutti schierati contro la Turchia. Si può immaginare un aiutino dai Russi, anche se nel frattempo Turchia e Russia sono schierati su fronti opposti in Libia, oltretutto navi cisterna che trafficassero inter-Black Sea fra Russia e Turchia sarebbero più difficilmente tracciabili di quelle che navigano in Mediterraneo.

Si può supporre, in presenza di sanzioni, che la Turchia cerchi di assicurarsi prodotti già raffinati, ma finora si è rifornita in Europa, quindi lo scenario deve cambiare. L’unico paese amico che potrebbe rifornirla via mare è il Qatar, ma il transito via Suez sarebbe subito scoperto, e l’Egitto è nemico di Ankara. Abbiamo visto cosa è successo alle navi cariche di benzina che l’Iran ha mandato in aiuto del governo Maduro in Venezuela. Le prime sono passate, ma le seconde sono state inesorabilmente bloccate dalla flotta americana.

Quindi è difficile fare previsioni, la geopolitica qui prevale sui normali andamenti di mercato.