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Trasporto marittimo inserito nell’Emission Trading Scheme; l’Ecsa protesta

Ieri il Parlamento Europeo ha votato a favore dell’inclusione nel sistema comunitario di scambio delle emissioni Ets (Emmission Trading Scheme) dell’inquinamento prodotte sia dai servizi di trasporto marittimo realizzati in ambito europeo sia dai servizi marittimi internazionali che partono o arrivano in un porto dell’Ue. Gli armatori e le compagnie marittime di navi passeggeri e […]

di Nicola Capuzzo
16 Settembre 2020
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Cruise Roma (Grimaldi Group) zero emissioni

Ieri il Parlamento Europeo ha votato a favore dell’inclusione nel sistema comunitario di scambio delle emissioni Ets (Emmission Trading Scheme) dell’inquinamento prodotte sia dai servizi di trasporto marittimo realizzati in ambito europeo sia dai servizi marittimi internazionali che partono o arrivano in un porto dell’Ue.

Gli armatori e le compagnie marittime di navi passeggeri e merci dovranno rispettare nuovi criteri di regolamentazione delle emissioni per ridurre l’inquinamento. La maggioranza degli eurodeputati ha sostenuto l’obiettivo di efficienza dei gas serra del -40% per le compagnie di navigazione. Il tetto di emissioni navali, da raggiungere gradualmente entro il 2030, rientra nell’ambito della revisione del sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica (Mrv) dell’Unione Europea per l’inquinamento delle navi.

Faïg Abbasov, responsabile del programma marittimo della Ong Transport & Environment, ha dichiarato: “Il Parlamento è stanco dell’inazione di fronte alle emissioni di navi in ​​costante aumento. L’obiettivo climatico dell’Ue per il 2030 deve applicarsi anche alle emissioni marittime. Le navi devono pagare per tutto il loro inquinamento nel mercato del carbonio dell’Ue”. Il riferimento è al sistema di scambio di quote di emissioni Ets. Con questo meccanismo le compagnie di navigazione devono acquistare crediti per il loro inquinamento. Il sistema opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni. In particolare, è fissato un tetto alla quantità totale di alcuni gas serra, che si riduce nel tempo di modo che le emissioni totali diminuiscano. Le imprese ricevono o acquistano quote di emissioni che, se necessario, possono scambiare con un meccanismo del tutto simile ai crediti verdi.

La reazione dell’European Community Shipowners’ Associations (Ecsa) non si è fatta attendere. Secondo l’associazione degli armatori europei la proposta “è stata avanzata prima che fosse effettuata un’approfondita valutazione del suo impatto e nell’ambito di una parte non pertinente della legislazione sul sistema di monitoraggio delle emissioni”. Secondo Ecsa “la proposta mira ad anticipare le conclusioni dello studio della valutazione dell’impatto della Commissione Europea e mina i negoziati in corso presso l’International Maritime Organisation delle Nazioni Unite”. L’iniziativa, ha denunciato ancora l’associazione armatoriale, “rischia di introdurre a livello europeo normative sull’ambiente non ottimali, contribuendo a generare un mosaico di regole e una maggiore frammentazione a livello internazionale”.

Il segretario di Ecsa Martin Dorsman, ha poi aggiunto: “Confidiamo che il Consiglio (Europeo, ndr) congeli qualsiasi proposta sino a quando non verrà effettuata una valutazione approfondita e globale dell’impatto. Qualsiasi decisione verrà presa dovrà funzionare veramente e produrre effettivamente dei risultat”.

Ecsa ha ricordato che l’industria dello shipping è pienamente impegnata a eliminare completamente le proprie emissioni di gas serra, in linea con gli ambiziosi obiettivi fissati nella strategia iniziale dell’Imo sui gas serra approvata nel 2018. Una strategia che include l’obiettivo di ridurre complessivamente le emissioni di gas serra del trasporto marittimo internazionale di almeno il 50% entro il 2050 rispetto al livello di emissioni del 2008 e che ciò implica che nel 2030 le navi di nuova costruzione dovranno già essere prive di emissioni di carbonio. Inoltre, ha precisato ancora l’associazione, la strategia stabilisce una riduzione delle emissioni di CO2 del trasporto, rispetto al 2008, pari ad almeno il 40% entro il 2030 per arrivare al 70% entro il 2050.

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