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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Armatori e marittimi chiedono soluzioni rapide per lo sbarco dei migranti dalle navi mercantili nel Mediterraneo

Due associazioni di categoria continentali dello shipping, Ecsa (European Community Shipowners’ Associations) e Ics (International Chamber of Shipping), e le due organizzazioni sindacali European Transport Workers’ Federation (Etf) e International Transport Workers Federation (Itf) hanno lanciato un allarme per l’impatto che il numero crescente di migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo può avere sul trasporto marittimo e, in una lettera aperta indirizzata ai vertici dell’Unione Europea, hanno sollecitato le istituzioni comunitarie ad attivarsi affinché siano assicurati sbarchi rapidi e prevedibili per le persone soccorse in mare dalle navi mercantili.

Nella lettera aperta le quattro organizzazioni ricordano che, dall’apice della crisi dei migranti nel 2014, le navi commerciali hanno contribuito a salvare oltre 80mila persone in difficoltà nelle acque del Mediterraneo centrale e questi salvataggi sono stati portati a termine grazie alla pronta assistenza degli Stati europei e delle loro attività nella regione. Sebbene il numero di persone che attraversano queste acque sia diminuito – spiegano Ecsa Ics, Etf e Itf – l’esperienza recente suggerisce che questa tendenza si sta invertendo, con Frontex che ha recentemente segnalato un aumento dell’86% del numero di transiti di migranti attraverso la rotta centrale rispetto allo stesso periodo del 2019.

“Ciò – hanno scritto le associazioni – è assai allarmante per l’industria dello shipping, poiché le rotte dei migranti attraversano rotte marittime internazionali, aumentando la probabilità che le navi mercantili siano chiamate a prestare soccorso. Come dimostrano i recenti incidenti, come quelli che hanno coinvolto la Talia e la Maersk Etienne, non vi è alcuna garanzia che quelle navi riceveranno un’assistenza tempestiva e adeguata quando adempiranno alle loro responsabilità umanitarie”.

Nella missiva ancora si legge: “L’Unclos e la Solas impongono ulteriori obblighi alle navi e agli Stati costieri per assicurare il soccorso delle persone in pericolo in mare, indipendentemente dalla loro nazionalità, status o circostanze in cui si trovano, e per sbarcarli in un luogo sicuro secondo le istruzioni ricevute dall’autorità di ricerca e salvataggio che coordina l’operazione di search and rescue. Le navi mercantili – prosegue – non si sottrarranno alla loro responsabilità legale e morale di prestare assistenza a coloro che necessitano di assistenza in mare. Tuttavia, le navi mercantili non sono né costruite né attrezzate per salvare e sostentare consistenti gruppi di persone in difficoltà. Ciò esercita un’enorme pressione sugli equipaggi che forniscono assistenza umanitaria”.

Le associazioni spiegano inoltre che, anche quando si seguono le linee guida delle migliori pratiche, le disposizioni in materia di pronto soccorso, cure mediche, cibo e acqua non sono adatte a grandi gruppi di persone in difficoltà. Per questo ritengono essenziale che le persone soccorse possano essere sbarcate alla prima occasione in un luogo sicuro, come richiede la legge.

“Sebbene le ulteriori pressioni provocate dalla pandemia di Covid-19 siano pienamente riconosciute – osservano ancora Ecsa, Ics, Etf e Itf – continua a essere essenziale che gli Stati adempiano ai loro obblighi di cooperare nel salvataggio e nello sbarco e trovare soluzioni pragmatiche e rapide in modo che alle navi commerciali coinvolte nelle operazioni Sar sia indicato un porto sicuro in cui, in un breve lasso di tempo, sbarcare i migranti soccorsi”.

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