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Le pagelle e le richieste di terminalisti e armatori alla ministra De Micheli

Napoli – La ministra dei trasporti Paola De Micheli e il suo dicastero si può dire abbiano superato l’esame del 2020 anche se non proprio a pieni voti secondo il giudizio delle associazioni di categoria che si sono espresse a Napoli in occasione di un convegno organizzato nell’ambito di Port & Shipping Tech. Durante il […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
2 Ottobre 2020
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Assemblea Assoporti

Napoli – La ministra dei trasporti Paola De Micheli e il suo dicastero si può dire abbiano superato l’esame del 2020 anche se non proprio a pieni voti secondo il giudizio delle associazioni di categoria che si sono espresse a Napoli in occasione di un convegno organizzato nell’ambito di Port & Shipping Tech.

Durante il convegno intitolato “Pandemic shipping: impatti, resilienza e ripartenza” alla domanda “quali misure emergenziali hanno funzionato e cosa chiedete per il 2021 al Governo?” non pochi sono stati punti di convergenza da parte dei vari stakeholder di settore. Promosso l’operato della De Micheli da parte di Confetra, Assarmatori, Confitarma e Assiterminal, mentre Alis è parsa l’associazione più severa e critica nel giudizio sull’operato della ministra.

Il direttore generale Marcello Di Caterina ha detto che secondo i suoi associati il Governo “ha fatto poco per il mondo dei trasporti” e ha chiesto più misure di sostegno dirette alle imprese. In particolare “decontribuzione, detassazione, Marebonus e Ferrobonus. Altro che Alta capacità e altri progetti simili che abbiamo sentiti per il Recovery Plan…”. Aspramente criticata, ancora una volta, anche la scelta di limitare l’autoproduzione nelle operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei carichi a bordo delle navi da arte delle compagnie di navigazione.

Maggiore apprezzamento verso il lavoro svolto dal Mit quest’ano è stato espresso da Ivano Russo, direttore generale di Confetra, che ha rinnovato la richiesta di un provvedimento di rilancio ad hoc “Trasporti 4.0” sulla falsariga di quello che era stato Industria 4.0 nel recente passato.

Complessivamente soddisfatti per il supporto ottenuto dal Ministero dei trasporti le associazione degli armatori, con Assarmatori che auspica vengano mantenute, e possibilmente rese strutturali, misure come l’estensione dei benefici contributivi anche alle navi iscritte nel Primo Registro e attive sulle rotte di corto cabotaggio. Apprezzata anche l’istituzione di un Fondo compensativo per i danni causati dal Covid per il settore dei traghetti. “Abbiamo completamente mancato, invece, la mission riguardante la semplificazione della bandiera italiana. Abbiamo provato a inserire nel Decreto Semplificazioni alcune proposte specifiche ma sono state stralciate” ha detto Alberto Rossi, direttore generale di Assarmatori.

Concorde e proteso con il solito ramoscello d’ulivo verso i colleghi anche Mario Mattioli, presidente di Confitarma, che ha pubblicamente lanciato un’altro allarme sul fatto che “se non de-burocratizziamo la bandiera italiana nel prossimo futuro perderà molte navi”. L’imminente apertura alle altre bandiere europee di fatto comporterà una probabile migrazione di flotte dal tricolore e registri come Malta e Cipro, processo già iniziato peraltro da alcuni anni.

Tutto sommato positiva la pagella compilata anche da Assiterminal, il cui direttore Alessandro Ferrari ha però evidenziato come l’articolo 199 del Decreto Rilancio sia stato di fatto “non esigibile: è stato scritto male e manca ancora il decreto attuativo”. Nella letterina di Natale alla ministra De Micheli l’associazione dei terminalisti portuali italiani chiederà dunque di “rinnovare quanto previsto dall’articolo 199 ma con dei correttivi”.

Interessante infine il punto di vista portato da Marco Conforti, membro del board dell’associazione europea dei terminalisti portuali Feport, che, alla domanda se ci sia da attendersi una rivisitazione al ribasso degli investimenti previsti nei porti del Vecchio Continente a causa (anche) dell’emergenza Covid-19, non solo ha risposto positivamente ma ha aggiunto: “Prevediamo un rallentamento dei Capex (capital expenditure, ndr) da parte dei terminalisti nel prossimo futuro ma soprattutto ci attendiamo un drastico taglio, nell’ordine del 50%, dei nuovi progetti infrastrutturali che erano previsti e che avrebbero generato una sovraccapacità di offerta portuale”.

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