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Moby a colloquio con vari fondi d’investimento in vista della scadenza per presentare il piano di salvataggio

Fortress, Clessidra ed Europa Investimenti sono fra i fondi d’investimento con cui Moby sta dialogando per esplorare possibilità di collaborazione al fine di trovare un cavaliere bianco che aiuti la compagnia di traghetti della famiglia Onorato a presentare un piano concordatario convincente per i creditori entro la scadenza di fine ottobre. Lo ha rivelato ieri la società di analisi specializzata Reorg Research dando per molto probabile anche la possibilità che Moby chieda al tribunale di Milano ulteriori 60 giorni di tempo per presentare il piano di salvataggio del gruppo.

Secondo quanto riportato da Reorg due potrebbero essere le strade in caso di intervento da parte di un investitore istituzionale: o un fondo inietta nuova liquidità all’interno dei Moby, oppure rileva i bond e poi cerca una quadra con la stessa compagnia di traghetti e con le banche.

Come noto la quasi totalità del naviglio di Moby e della controllata Cin (Compagnia Italiana di Navigazione) è ipotecato da banche e obbligazionisti, oltre che dal Ministero dello sviluppo economico per i 120 milioni di euro ancora dovuti per le rate di prezzo non saldate e relative all’acquisto dell’ex compagnia pubblica Tirrenia.

Sempre Reorg rivela che a fine luglio Moby avrebbe presentato ai propri creditori (istituti di credito e detentori del bond da 300 milioni di euro) una proposta di ristrutturazione del debito rimborsando le obbligazioni al 25% del loro valore nominale e proponendo per i crediti bancari un allungamento di 10 anni della scadenza del prestito fissata al 2021. Da quel momento, però, fra le parti non c’è stata più alcuna interlocuzione.

Secondo gli ultimi documenti disponibili al 30 giugno scorso Moby faceva registrare una perdita pari a circa 50 milioni di euro mentre l’indebitamento complessivo ha raggiunto quota 643,8 milioni di euro. Di questi, poco meno di 160 milioni sono debiti verso le banche, 295 milioni verso altri finanziatori (obbligazionisti), 39,3 milioni verso fornitori e 140 milioni verso imprese controllate.

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