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Dibattito pubblico cercasi per il porto di Genova

Contributo a cura di Riccardo Degl’Innocenti * * Comitato per il Dibattito pubblico nel porto di Genova   In attesa che l’Autorità portuale, in base al Codice degli appalti che in questo senso ha recepito un principio comunitario, sottoponga a Dibattito pubblico il progetto della nuova diga, il Comune è alle prese con la delocalizzazione […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
26 Ottobre 2020
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Palazzo San Giorgio – Genova

Contributo a cura di Riccardo Degl’Innocenti *

* Comitato per il Dibattito pubblico nel porto di Genova

 

In attesa che l’Autorità portuale, in base al Codice degli appalti che in questo senso ha recepito un principio comunitario, sottoponga a Dibattito pubblico il progetto della nuova diga, il Comune è alle prese con la delocalizzazione da Multedo dei depositi chimici di Superba e Carmagnani. Una questione che si trascina dal 1987, quando lo scoppio di un deposito uccise quattro lavoratori e spaventò tutto il quartiere. Una vicenda che ricorda il tragico crollo del Ponte Morandi, sia per lo schema di previsione del rischio sia per il suo perdurare data l’incapacità delle amministrazioni di risolvere, ieri come oggi, le contraddizioni che si aprono rispetto agli interessi economici e elettorali.

I siti alternativi prospettati hanno suscitato da parte di alcuni comitati il rifiuto assoluto dei depositi chimici dal porto e dalla città. Il principale bersaglio è la soluzione che pareva mettere d’accordo i più, l’ex carbonile della centrale Enel dismessa accanto al terminal Spinelli. Si intrecciano in questa protesta le rivendicazioni per la sicurezza pubblica dei residenti di Sampierdarena con gli interessi economici di Spinelli per allargare il terminal. Sullo sfondo dei motivi ambientali, il conflitto tra gli 80 posti di lavoro nei depositi e i numeri di incremento occupazionale per ora solo promessi da Spinelli ai media.

Che fare dunque? La palla è in mano al presidente del porto Signorini, ma chi la sta giocando è il sindaco Bucci, a conferma del carattere sociale della questione. Tuttavia Signorini ha le competenze e gli strumenti, se non per risolvere la questione, per favorirne intanto una informata e civile discussione, ma sotto questo profilo egli latita. In primo luogo, infatti, egli ha il compito dalla legge di pubblicare e tenere aggiornato un Piano dell’organico dei lavoratori del porto con cui dare un conto veritiero del valore occupazionale e professionale dell’impiego delle aree portuali, mentre finora non lo ha fatto. In secondo luogo, Signorini un anno fa ha fatto un accordo con l’università di Genova per gestire un Dibattito pubblico sulla delocalizzazione dei depositi “con i cittadini e gli stakeholder sulla scelta ritenuta preferibile e sulle modalità di realizzazione della stessa”. Da allora quel processo di partecipazione civile non è mai cominciato, lasciando le forze sociali e la cittadinanza a dibattere sui media e sui social senza un accesso pubblico alle fonti documentali, con l’unico risultato di inasprire le tesi e radicalizzare le rispettive posizioni, mentre i depositi restano minacciosamente in mezzo alle case di Multedo.

Che si aspetta ancora per fare questo Dibattito pubblico? Il crollo del Morandi non ha insegnato nulla?

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