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Cosa c’era nei container di merce pericolosa persi dalla One Apus

Fuochi d’artificio, batterie, etanolo: sono le merci pericolose contenute in alcuni dei container persi in mare dalla One apus, la portacontainer da 14.000 Teu di capacità che a causa di condizioni climatiche avverse si è trovata in difficoltà lo scorso 30 novembre mentre navigava nei pressi delle Hawaii, finendo appunto con lo smarrire nell’Oceano Pacifico […]

di Nicola Capuzzo
8 Dicembre 2020
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Fuochi d’artificio, batterie, etanolo: sono le merci pericolose contenute in alcuni dei container persi in mare dalla One apus, la portacontainer da 14.000 Teu di capacità che a causa di condizioni climatiche avverse si è trovata in difficoltà lo scorso 30 novembre mentre navigava nei pressi delle Hawaii, finendo appunto con lo smarrire nell’Oceano Pacifico una consistente parte del carico.

La nave, come già comunicato dalla compagnia, si sta ora dirigendo verso il porto giapponese di Kobe, dove è attesa per domani, 8 dicembre. Nello scalo, dopo la messa in sicurezza della stessa nave e dell’equipaggio, si procederà con le operazioni di scarico dei container rimasti a bordo e con il conteggio esatto di quelli andati effettivamente perduti.

Nelle scorse ore NYK Management, società facente capo al gruppo NYK (di cui fa parte anche NYK Line, uno dei tre soci giapponesi di One insieme a K Line e Mol), in qualità di shipmanager della One Apus, e Chidori Ship Holding, in quanto armatore della stessa, hanno intanto precisato che ad oggi si stima che i contenitori persi siano esattamente 1.816.
Anche se si tratta di un valore inferiore a quello ipotizzato inizialmente (si parlava di 1.900 box), nella nuova valutazione è però maggiore il numero di quelli contenenti merci pericolose: 64 contro i 40 iniziali.
In particolare, dentro 54 di questi sarebbero stati contenuti fuochi d’artificio, altri 8 avrebbero avuto al loro interno delle batterie e i restanti due avrebbero trasportato etanolo liquido.

NYK Management e Chidori Ship Holding hanno aggiunto di essere in contatto con il centro di soccorso congiunto delle Hawaii e di Guam, che finora hanno detto di non avere avvistato in mare alcun container.

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